Bellanca 28-90 - Res Aeronautica

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Bellanca 28-90

Nella storia dell'aeronautica mondiale, uno dei periodi di maggiori splendori e fortune sotto il profilo dell'aviazione civile e soprattutto da competizione sportiva fu senza dubbio quell'eccentrico lasso di tempo che viene oggi ricordato come “Interwar”; ossia i radiosi anni Venti e, seppur in misura minore, i successivi anni Trenta.
Come ben noto, infatti, in quell'epoca vi furono continue ed agguerritissime “lotte” e competizioni sportive in ogni campo aeronautico ed in ogni tipologia di volo, che videro impegnate tanto le più note e blasonate case costruttrici di allora, quanto le più piccole, ma non meno competitive, compagnie “di settore”, ossia specializzate nella realizzazione di apparecchi destinati al mondo delle gare aeree.
Nello sconfinato mondo dei partecipanti a queste competizioni, alle quali si iscrivevano anche delle officine con degli apparecchi ai limiti dell'artigianale, protagonista indiscusso era il fiorente e straordinariamente creativo panorama statunitense, nel quale trovarono posto aeroplani di ogni sorta e dalle incredibili caratteristiche tecniche, anche se talvolta troppo estremi per le tecnologie dell'epoca.
Il mondo delle gare agonistiche era infatti così avvertito nel suolo nordamericano che perfino le forze armate sentivano la necessità di prendere parte alle competizioni, addirittura con propri modelli creati all'uopo o commissionati ai vari costruttori nazionali, ma identificati con il nominativo della relativa arma di appartenenza.
In questa vastissima quantità di costruttori, uno in particolare si mise in mostra per le sue eccellenti realizzazioni: l'italo-americano Giuseppe Mario Bellanca, nato a Sciacca (AG) ed emigrato negli Stati Uniti nel 1911 dove fin da subito si inserì con grande disinvoltura nel mondo dell'aeronautica, arrivando in poco tempo a dare vita all'omonima casa costruttrice.
Pur essendosi cimentato prevalentemente nelle realizzazioni civili e destinate al mondo dei privati, nel 1934 Bellanca decise di partecipare all'impegnativa competizione sportiva “McRobertson Race”, la quale comportava un lunghissimo volo di collegamento veloce da Londra a Melbourne, il cui vincitore avrebbe ottenuto la somma di 75.000 Sterline.
Per l'occasione, sulla base di una commissione irlandese, Bellanca realizzò il progetto di un elegante apparecchio monoplano, dotato di carrello retrattile e caratterizzato, al pari di molti “Racers” dell'epoca, per l'abitacolo particolarmente arretrato rispetto al bordo di uscita alare e collegato direttamente con l'ampio timone verticale di coda.
Si trattava, sostanzialmente, di un velivolo dalle linee pulite e molto eleganti nel suo complesso, il quale univa una costruzione piuttosto avanzata per l'epoca, con delle soluzioni, come il carrello interamente retrattile, che all'epoca rappresentavano ancora una notevole novità.
Data la quantità di innovazioni, cui fece eco una certa ed ingiustificata diffidenza, il velivolo non ottenne il consenso dei giudici di gara, in quanto non lo ritennero sicuro per mancanza di adeguati collaudi e ne imposero sensibili limitazioni tecniche sul versante della capacità di carico del serbatoio.
Con le nuove disposizioni, tuttavia, Bellanca si disinteressò all'intero progetto, tanto che il velivolo venne ritirato dalla corsa senza mai prendervene realmente parte.
Nonostante il mancato appuntamento con la “McRobertson Race”, comunque, il Bellanca 28 70 riuscì lo stesso a non passare inosservato: riportato negli Stati Uniti nel 1936, l'apparecchio, che subì anche un grave incidente durante un atterraggio, venne modificato sotto il profilo tecnico e sembra che si procedette ad una pesante rimotorizzazione con un poderoso radiale Pratt & Whitney Twin Wasp da 900 hp di potenza, anche se, a dire il vero, c'è una autorevole dottrina che negherebbe tale cambiamento.
Ad ogni modo, l'apparecchio venne preso in consegna dal celebre aviatore britannico James Allan “Jim” Mollison, il quale, dopo aver partecipato alla predetta “McRobertson Race” a bordo del leggendario DeHavilland DH. 88 Comet, decise di stabilire un nuovo record di velocità di collegamento transatlantico.
Che l'intento sia stato veritiero o artificialmente pilotato, fatto sta che all'esito dell'impresa, portata a termine nel 1937 e con tappa finale la città di Madrid, il velivolo venne venduto direttamente al Governo Repubblicano, il quale lo inquadrò fin da subito nelle sue eterogenee forze aeree.
Da questo momento, tuttavia, la vita operativa del Bellanca 28-90 divenne alquanto confusa.
Del destino dell'aeroplano venduto al governo madrileno, in primo luogo, non si conosce traccia, anche se risalente storiografia ne indicherebbe la perdita durante un non meglio precisato volo di ricognizione.
In seconda fase, inoltre, bisogna ricordare come il Governo Repubblicano si fosse interessato all'apparecchio già da qualche tempo, tanto che nel 1936, poco prima che scoppiasse la guerra civile, venne siglata una commessa per una ventina di unità da destinare alla ricognizione ed al bombardamento veloce.
Nonostante gli intenti, però, la ribellione franchista ed il conseguente embargo internazionale su entrambi i contendenti ne impedì, almeno formalmente, la fornitura diretta.
Come accaduto anche in altri casi, invero, anche per il Bellanca 28-90 si riuscì a trovare una soluzione all'empasse giuridico, dato che, in via del tutto fittizia, gli esemplari furono ceduti formalmente alla compagnia aerea Air France, per essere poi girati direttamente a Madrid.
Nonostante il giro di compravendite, che paradossalmente aveva funzionato per molti altri aeroplani costruiti negli Stati Uniti, anche se generalmente non tanto moderni quanto il Bellanca 28-90, il piano venne scoperto dalle autorità, le quali ne bloccarono ogni possibile realizzazione pratica.
Pur essendo stato vietato il trasferimento in Europa, tuttavia, gli stessi aerei vennero tranquillamente ed apertamente venduti alla Cina, la quale, in guerra con il Giappone, aveva trovato negli Stati Uniti una eccellente e proficua fonte di approvvigionamenti militari di ogni genere, anche se, a dire il vero, tale politica internazionale tenderebbe ad avvallare quella tesi, forse troppo maliziosa, che vedrebbe nell'atteggiamento di forte rivalità di Washington nei confronti di Tokio come una delle principali cause che portarono poi al conflitto fra le due potenze.
Ad ogni modo, criticabili e soggettive valutazioni a parte, i Bellanca 28-90 venduti alla Cina non conobbero un destino particolarmente fortunato: pilotati da equipaggi inesperti, infatti, gli aeroplani, che pure richiedevano un pilotaggio molto attento e preciso, finirono distrutti in maggior parte per degli errori umani, piuttosto che per gli scontri con le unità nipponiche.
Nuovamente cercato dalle forze repubblicane spagnole, inoltre, nel 1938 venne firmata, e soprattutto pagata per intero in anticipo, una nuova commissione di 22 esemplari del Bellanca 28-90, i quali, questa volta, avrebbero dovuto passare prima per l'aviazione greca, che li avrebbe acquistati formalmente come velivoli da addestramento avanzato.
Anche in questo caso, però, il governo U.S.A. venne informato sugli intenti e bloccò nuovamente la partenza degli aeroplani, i quali, poco tempo dopo, furono acquistati dal Messico al fine di farli arrivare finalmente in Spagna.
Nonostante le intenzioni, però, la fine delle ostilità iberiche sopraggiunse prima che i velivoli potessero essere consegnati ed i bombardieri rimasero parcheggiati nello stato sudamericano, il quale, alla fine, li inquadrò direttamente nelle proprie forze aeree.
A questo punto, infine, la storia del Bellanca 28-90 si connota di un alone di mistero: impiegato in Messico fino al 1940 con pessimi risultati, non tanto per le caratteristiche di volo, quanto piuttosto per l'inesperienza dei piloti, gli apparecchi vennero giudicati insicuri e finirono con l'essere contestualmente messi a terra definitivamente.
Sulla sorte di questi aerei, in ultima analisi, vi sono tesi diverse: stando ad un filone, gli esemplari ancora operativi sarebbero stati acquistati dalla società statunitense “Babbco Inc.”, la quale avrebbe cercato con alterne fortune di girarli alla U.S. Navy per l'addestramento di meccanici e l'impiego didattico in scuole tecniche.
Secondo altre fonti, invece, almeno una parte degli apparecchi finì con l'essere sparpagliata in tutto il Sud America, dove se ne perse completamente le tracce.
Dati TecniciBellanca 28-29:
Propulsore:1 Pratt & Whitnay Twin Wasp.
Tipologia:Radiale.
Potenza:900 hp.
Velocità Massima:450 km/h.
Tangenza Operativa:10.000 m.
Autonomia:1.285 km.
Armamento:2 mitragliatrici da 7,62 mm.
Carico Utile:N/A.


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