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Boeing P-26

Nel 1931 la Boeing, in accordo con l'US Army, si impegnò nelle costruzione di un nuovo velivolo da caccia che incorporasse soluzioni d'avanguardia ed innovative.
In risposta a tale impegno, la Boeing progettò un apparecchio dalle forme accattivanti e con particolari costruttivi moderni e, per certi versi, in netta controtendenza con l'ideologia progettistica tradizionale.
Il mezzo, indicato dalla casa costruttrice come Model 248, era un velivolo che incorporava sia fattori di una certa modernità, sia soluzioni ormai del tutto obsolete ed ancora molto ancorate al passato.
Fra gli aspetti di novità più importanti, va sottolineato come il mezzo sia stato disegnato nelle forme di un monoplano, divenendo, al momento dell'entrata in servizio, il primo caccia statunitense a distaccarsi dalla formula biplana ad equipaggiare i reparti operativi.
Altra grande novità era rappresentata dalla sua costruzione interamente metallica, fattore di un certo rilievo per un'epoca dove la struttura lignea rappresentava per gran parte della produzione militare lo standard costruttivo.
Per converso, decisamente arretrate erano le soluzioni adottate per il carrello, fisso ed abbondantemente carenato, per il tettuccio, completamente aperto, e soprattutto per le semiali, le quali non erano a sbalzo e venivano collegate alla fusoliera con vistosi montanti.
Nonostante i dubbi e le possibili perplessità per un velivolo così innovativo, l'esercito propose alla Boeing la costruzione di tre prototipi per scopi valutativi, il primo dei quali volò per la prima volta nel marzo 1932. Dai collaudi emersero fin da subito delle ottime performance, ovviamente in rapporto all'epoca di riferimento, tanto che il mezzo divenne uno dei più veloci aerei da caccia a disposizione delle forze armate statunitensi.
Date le buone prestazioni, il velivolo, inizialmente classificato XP-936, fu accettato, non senza importanti critiche, dalle autorità, che ne richiesero un primo lotto di 111 esemplari, poi portati a 136, che dovevano incorporare tutta una serie di migliorie introdotte durante le lunghe fasi di collaudo, che procedettero intensamente e videro il mezzo più volte rimotorizzato con vari propulsori, sempre all'interno della sfera del motore radiale.
Entro tale data, inoltre, alla Boeing fu manifestato un concreto interesse di importazione dalla Spagna repubblicana, che, però, si tradusse in un nulla di fatto e venne acquistato un solo apparecchio, e dalla Cina nazionalista, la quale firmò un contratto per la fornitura di 11 aerei.
Nonostante si trattasse di uno dei più performanti caccia a disposizione delle forze aeree U.S.A., il P-26, soprannominato in via non ufficiale "Peashooter" (Cerbottana), invecchiò molto rapidamente e nel giro di breve tempo era stato ormai palesemente superato dai contemporani pariclasse stranieri, mentre sul versante interno erano in via di ultimazione modelli più evoluti come il P-36 ed il P-35.
Da un punto di vista operativo, la carriera del P-26 non fu particolarmente entusiasmante: costruito in 153 esemplari, fra il 1933 ed il 1936 e suddivisi in tre versioni produttive (la A, la B e la C), l'apparecchio mise in luce svariati problemi una volta giunto ai reparti operativi.
In primo luogo, la lunghezza molto corta della fusoliera abbinata alla velocità di atterraggio parecchio elevata per il periodo, per esempio, rendevano difficoltoso l'atterraggio, in quanto il mezzo tendeva ad "impuntarsi" sul terreno.
Nonostante non fosse particolarmente amato ed apprezzato, l'aeroplano equipaggiò per breve tempo alcuni reparti per la difesa metropolitana, ma, con l'ingresso di mezzi più moderni, il Peashooter fu trasferito in zone periferiche, come Panamà e le Hawaii e le Filippine, che all'epoca era un protettorato statunitense.
Quando ci fu l'attacco giapponese a Pearl Harbor, il P-26 era stato già da tempo ritirato dai compiti di prima linea, almeno nelle squadre U.S.A., ma le fonti riportano come nell'arcipelago delle Hawaii fossero ancora in servizio, per compiti di addestramento e collegamento, alcuni esemplari del Peashooter, che andarono però distrutti durante le concitate fasi iniziali dell'attacco nipponico.
Se con le insegne statunitensi il P-26 non conobbe di fatto alcuna attività di rilievo, più vivace, ma anche disperata, fu la carriera del mezzo nell'aviazione militare filippina, la quale ne aveva ottenute svariate unità: nel tentativo di arginare l'avanzata giapponese nel paese asiatico, i Peashooter vennero impiegati intensamente, ottendendo anche qualche successo, ma alla fine i velivoli sopravvissuti ai combattimenti finirono distrutti dagli stessi equipaggi per impedirne la cattura da parte giapponese.
Altrettanto difficile si rivelò la carriera del mezzo sotto insegne straniere: in Cina l'aereo ottenne alcuni iniziali insperati successi, ma ben presto la mancanza di componenti di ricambio e di sostituzione delle macchine fece sentire il proprio peso ed entro la fine del 1937 nessun P-26 era più in condizioni di volare.
Altra brevissima esperienza bellica fu registrata dal velivolo sotto le fila dell'aviazione repubblicana spagnola: circa un anno prima dello scoppio della guerra civile, infatti, il governo repubblicano aveva acquistato un esemplare di Peashooter, in vista di una possibile produzione su licenza, poi fallita per ragioni di costi, che venne inquadrato in un gruppo misto da caccia.
Durante le operazioni sul suolo iberico, il mezzo fu utilizzato contro le forze franchiste fino al suo abbattimento, sui cui le fonti discordano in merito alla data: alcune, le più attendibili secondo l'autore, riportano la distruzione dell'aereo nel 1936, mentre altre più ottimisticamente protraggono la vita operativa dell'unico P-26 spagnolo fino al 1938.
Nonostante si trattasse ormai di un aereo completamente superato, il Boeing P-26 ottenne nel 1942 l'interessamento del Guatemala: il piccolo paese sudamericano formalizzò, infatti, una richiesta per la fornitura di 15 aerei, che provocò un curioso "caso" diplomatico internazionale.
Quando il governo degli Stati Uniti firmò la dichiarazione di guerra, infatti, era stato posto l'embargo alla fornitura di armamenti a paesi non direttamente alleati: allettati dalla possibilità di piazzare un mezzo ormai inutile da qualche parte, il governo statunitense accettò la richiesta del Guatemala e, tramite vari escamotage, trasferì circa 12 apparecchi, prelevati soprattutto dalle forze aeree panamensi, al governo del paese latinoamericano, dove il mezzo rimase in servizio fino al 1950.
E' interessante notare come dopo la guerra fossero ancora presenti svariati Peashooter, alcuni dei quali ancora in grado di volare, e, fortunatamente, ci si operò per la loro conservazione, almeno di un apparecchio: attualmente, per fortuna, sono presenti svariate repliche ed originali sparse fra vari musei aeronautici statunitensi.
Altrettanto interessante, infine, è notare come il Boeing P-26, pur senza aver ottenuto un particolare successo commerciale, abbia influenzato notevolmente la Breda, la quale tra il 1935 ed il 1938 produsse il Breda 27M, una macchina estremamente simile al Peashooter, di cui verrà trattato in apposito post.
Dati Tecnici Boeing P-26:
Propulsore:1 Pratt & Whitney R-1340-27 Wasp.
Tipologia:Radiale.
Potenza:570 hp.
Velocità Massima:376 km/h.
Tangenza Operativa:8.350 m.
Autonomia:493 km.
Armamento:2 mitragliatrici da 7,62 mm.
Carico Utile:90 kg.


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