Breda Ba.64 - Res Aeronautica

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Breda Ba.64

Il Breda Ba.64 nasce nella prima metà degli anni Trenta ad opera di due noti progettisti italiani del momento: Antonio Parano e Giuseppe Panzeri.
I due tecnici, infatti, sulla base delle teorie esposte dal colonnello Amedeo Mecozzi e sulla relativa specifica ministeriale, realizzarono nel corso del 1934 un apparecchio per la specialità dell'assalto aereo, con il quale la Breda si affacciò per la prima volta a tale particolare tipologia di aeroplano.
Il progetto, accettato fra svariati entusiasmi e speranze dalle autorità, procedette velocemente e già nel 1935 vennero utlimati i primi due prototipi, matricolati rispettivamente MM 249 ed MM 250.
Nonostante lo stesso progetto di partenza, i due modelli si presentavano assai differenti fra loro: il primo, MM 249, aveva un vistoso carrello fisso ed un'elica quadripala lignea a passo fisso; mentre il secondo, MM 250, montava le soluzioni che diverranno poi definitive, ovvero un carrello retrattile, l'elica tripala a passo variabile ed un armamento maggiorato, che nel primo prototipo si costituiva solamente di due mitragliatrici da 7.7 mm.
Per entrambi, peraltro, si installò un motore radiale Piaggio IX da 560 hp, poi sostituito nelle versioni di serie, e si configurò un abitacolo aperto monoposto, dato che in origine l'apparecchio prevendeva solo il pilota come equipaggio.
Consegnati in via sperimentale direttamente ai reparti operativi, i due prototipi mostrarono di possedere discrete qualità e pertanto nel 1936 si iniziò la produzione in serie, per la quale si decise di adottare a modello standard il modello MM 250.
Ad onor del vero, il velivolo di cui si inizò la costruzione su "larga" scala, solamente 42 apparecchi vennero realizzati fino al febbraio 1937, presentava importanti differenze rispetto al prototipo: in primo luogo, l'assaltatore venne trasformato in biposto, anche se dalle fotografie emergono configurazioni differenti (una con abitacolo singolo ed una seconda con due locali distinti e separati), ed in seconda battuta si sostituì il motore con un Alfa Romeo 125 RC 35 da 650 hp.
Nonostante le premesse, però, gli aerei di serie del Breda Ba.64 non mostrarono doti particolarmente edificanti: l'apparecchio risultò presto sottopotenziato e le stesse caratteristiche di volo ne posero drammaticamente in evidenza i forti limiti.
Una volta ai reparti, infatti, il Ba.64 fu al centro di forti critiche da parte dei piloti, i quali furono sfortunatamente appoggiati da una serie di incidenti, anche fatali, che contribuirono a creare una cattiva fama ed una certa diffidenza negli equipaggi.
Oltre ad un generale deficit di potenza, posti sotto particolare accusa furono il carrello, giudicato fragile, la struttura, spesso soggetta ad inaccettabili cedimenti, ed il comportamento in volo, durante il quale si manifestavano pericolose e forti vibrazioni durante le manovre più accentuate.
Al fine di migliorare la sitauzione, alla Breda effettuarono prove con motorizzazioni migliori, come il Fiat A.74 e l'Alfa Romeo 126, ma tali collaudi, durante i quali andò perduto il velivolo motorizzato Fiat, terminarono in un nulla di fatto.
Afflitto da tali problemi e poco amato dai piloti, il Breda Ba.64 conobbe una carriera operativa piuttosto blanda e sottotono: utilizzato di fatto esclusivamente in manovre dimostrative e parate militari, infatti, il bombardiere non fu mai impiegato in azioni belliche, nemmeno in Spagna, e presto venne sostituito dal quasi contemporaneo Breda Ba.65.
Dopo il graduale ma veloce ritiro dalla prima linea, l'apparecchio venne relegato a compiti di addestramento e scuola aerea, ma anche in tale ambito i problemi che lo tormentavano fecero sentire il loro peso.
Nel bene o nel male, alla data dell'agosto 1939, tutti i Breda Ba.64 rimasti operativi erano stati passati ai reparti di addestramento, ma in molti casi i mezzi furono rispediti alle fabbriche per necessarie modifiche, le quali risultarono così lunghe da rendere l'apparecchio obsoleto anche in relazione ai programmi didattici degli allievi piloti.
Rimasto pertanto completamente inutile, se non per quanto riguarda scopi di didattica tecnica, per i quali alcuni esemplari vennero ceduti ai relativi istituti, l'aeroplano fu ingloriosamente utilizzato come "civetta" negli aeroporti dell'Italia meridionale fino alla rottamazione degli apparecchi rimasti.
Sfortunatamente, tutti i Breda Ba.64 andarono perduti: solamente un aereo fu ritrovato intatto nel dopoguerra presso l'Istituto Tecnico L. da Vinci di Firenze, ma anche per lui il verdetto finale fu la distruzione.
Dati TecniciBreda Ba.64:
Propulsore:
1 Alfa Romeo 125 RC25.
Tipologia:Radiale.
Potenza:650 hp.
Velocità Massima:363 km/h.
Tangenza Operativa:7.500 m.
Autonomia: 920 km.
Armamento:2 mitragliatrici da 7,7 mm.
2 mitragliatrici da 12,7 mm.
1 mitragliatrice dorsale da 7,7, mm.
Carico Utile:400 kg.


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