Breda Ba.88 - Res Aeronautica

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Breda Ba.88

Nel 1936 venne presentato dalla Breda il modello MM 302: si trattava di un elegante e pulito bimotore dalle forme aggraziate ed aggressive.
Il modello, rinomiato successivamente Ba. 88, iniziò le prove di volo nel 1937 e fin da subito si impose come uno dei più promettenti velivoli realizzati in Italia durante quel periodo.
L'aereo, infatti, era un monoplano ad ala alta, costruzione metallica e carrello intermente retrattile, in grado di fornire ottime performance.
Oltre a riunire gran parte delle principali innovazioni del periodo, ancora si studiavano biplani a carrello fisso, l'apparecchio fu apprezzato per le eccellenti prestazioni che raggiungeva: nel giro di brevissimo tempo, ai comandi del cap. Furio Niclot Doglio, il Ba. 88 infranse svariati primati di velocità e si posizionò come uno dei più veloci apparecchi della categoria.
Dati i risultati ottenuti, il Ba. 88 attirò le attenzioni dello stato maggiore della Regia Aeronautica, che vedeva nel velivolo un valido mezzo tuttofare: vennero pertanto inoltrate le richieste per l'adattamento dell'aeroplano a standard militari, adattamento che comportò la modifica dei piani di coda, passati da monoderiva a bideriva, l'introduzione di una postazione difensiva situata alle spalle del pilota, l'installazione dell'armamento offensivo e l'adozione di motori più potenti.
Nonostante le prospettive e le potenzialità mostrate, l'aereo in versione militare si rivelò un completo fallimento: denominato "Lince", il Ba. 88 aveva subito modifiche tali che comportarono un aumento esponenziale del peso a fronte di un troppo basso incremento della potenza dei motori.
Tale crescita dei pesi provocò inevitabilmente un sensibile calo delle prestazioni: brillanti ed esaltanti del prototipo, furono scadenti ed assolutamente inadeguate nella versione militare.
Afflitto da problemi di cronico sottopenziamento, la condizione del velivolo fu ulteriormente aggravata dalle severe richieste dell'aeronautica: l'aereo, infatti, doveva essere contemporaneamente un bombardiere veloce, un velivolo di attacco al suolo, un ricognitore veloce e caccia pesante.
Con un tale ventaglio di missioni da eseguire, l'aeroplano finì con l'essere studiato per rispondere un pò a tutti i requisiti senza essere realmente valido in nessuno di essi.
Troppo lento e troppo poco agile, il velivolo riusciva a stento a decollare con il carico offensivo installato ed in combattimento non era assolutamente all'altezza dei rivali.
Nonostante gli evidenti limiti, l'apparecchio era più pericoloso per l'equipaggio che per il nemico, del Lince furono costruiti circa 100 esemplari, dei quali la maggior parte fu inviata in Libia.
In questo teatro operativo le lacune del mezzo si fecero ancora più impietose: le difficili condizioni climatiche e la mancanza di strutture adeguate impedirono al mezzo di partecipare attivamente alle missioni, tanto che nel giro di poco tempo gli esemplari sopravvissuti, specialmente agli incidenti di decollo, furono impiegati come sagome per confondere i ricognitori e bombardieri nemici.
Sebbene fosse chiaro che l'aereo si era rivelato un fallimento militare, si cercò di rivitalizzare la sua carriera nel ruolo di appoggio tattico: esperimenti furono fatti nella disciplina del bombardamento in picchiata, ma l'arrivo dei "Picchiatelli" (Junkers Ju 87) e le prestazioni comunque troppo scarse bloccarono ogni possibile sviluppo per l'impiego; nemmeno la relativa scuola aerea di bombardamento a tuffo ritenne il velivolo adeguato e lo rifiutò categoricamente.
Gli esemplari costruiti furono progressivamente distrutti e, a partire dal 1943, smantellati.
Dati TecniciBreda Ba.88:
Propulsore:
2 Piaggio P.XI RC 40.
Tipologia:Radiale.
Potenza:1.000 hp ciascuno.
Velocità Massima:490 km/h.
Tangenza Operativa:8.000 m.
Autonomia:1.640 km.
Armamento:3 mitragliatrici da 7,7 mm.
1 mitragliatrice dorsale da 7,7 mm.
Carico Utile:1.000 kg.


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