Convair XFY-1 - Res Aeronautica

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Convair XFY-1

Fra i “temi caldi” che videro impegnato il mondo aeronautico verso la fine della Seconda Guerra Mondiale ed il successivo periodo post-bellico merita una particolare menzione il concetto di velivolo a decollo verticale, ossia una tipologia di apparecchio capace di staccarsi da terra come un elicottero, ma di volare, dopo una transizione in aria, come un aeromobile tradizionale.
In appoggio di tale idea operativa vi erano alcune considerazioni di base che, almeno sulla carta, davano grande risalto alla praticità ed economia logistica di un siffatto apparecchio: in primo luogo, infatti, un mezzo a decollo verticale non necessitava di piste, aeroporti ed infrastrutture, posto che per consentire il volo del mezzo sarebbe stato necessario unicamente una piccola piattaforma.
In seconda battuta, un caccia VTOL (Vertical Take-Off and Landing) sembrava essere l'ideale per l'impiego imbarcato, dato che, anche in questo caso, non servivano particolari installazioni per garantirne l'operatività; circostanza che rendeva tale tipologia di aereo estremamente utile per la scorta di navi da trasporto e naviglio minore: ogni imbarcazione, infatti, poteva dotarsi di un proprio caccia da “lanciare” in caso di attacco nemico.
Sulla base di tali valutazioni, pertanto, sul finire della guerra venne sperimentato in Germania il caccia Bachem Ba 349 Natter (Vipera), il quale, sulla falsa riga del Messerschmitt Me 163 Komet,  può essere definito un razzo pilotato, piuttosto che un velivolo vero e proprio; cui si dovette aggiungere l'avveniristico progetto Heinkel Lerche (Allodola), rimasto però sulla carta.
Ad ogni modo, l'ambizione dei progetti tedeschi ebbe forti ripercussioni sui comandi statunitensi, i quali, accattivati soprattutto dall'idea di un velivolo a decollo verticale da poter imbarcare sui mercantili, decisero di proseguire il percorso avviato con il Natter, anche se con soluzioni tecniche più raffinate e meno estreme.
Sulla base di tali presupposti, nel corso del 1950 la US. Navy richiese ai costruttori aeronautici la realizzazione di un caccia “posacoda”, ossia un velivolo da intercettazione capace di decollare ed atterrare verticalmente ed in totale autonomia.
In particolare, il mezzo doveva essere costruito attorno al turboelica Allison T40, all'epoca in fase di perfezionamento, il quale garantiva una enorme potenza di trazione, oltre 5.000 hp, a fronte di un peso contenuto e senza le delicatezze dei contemporanei motori a reazione.
Fra i vari progetti presentati, comunque, vennero alla fine scelti per la produzione in forma di prototipo il Lockheed XFV-1 ed il Convair XFY-1, talora denominato solo XFY.
Se il velivolo Lockheed si proponeva come un velivolo relativamente tradizionale, il modello Convair presentava invece delle soluzioni decisamente più insolite ed innovative, le quali ponevano l'accento su una configurazione molto curata e centrata per il particolare utilizzo richiesto.
Al fine di massimizzare l'efficienza, infatti, il caccia Convair, oltre ad essere piuttosto piccolo, presentava un'ala molto arretrata, in modo da creare, con il timone, una grande croce volta ad assicurare una buona stabilità a terra; e ciò mediante un carrello suddiviso in quattro punti di appoggio senza necessariamente l'installazione di un impennaggio verticale cruciforme.
In aggiunta, gli stessi scarichi del motore confluivano in un'unica uscita posta al centro della fusoliera, onde sfruttare al massimo la spinta data dal passaggio dei relativi fluidi; nonché il seggiolino del pilota poteva ruotare sul proprio asse in modo da consentire una migliore visibilità durante le delicate fasi di decollo ed atterraggio.
Così configurato, pertanto, il velivolo venne costruito sotto forma di prototipo nel 1954 anche se si dovette attendere fino all'agosto dello stesso anno per il primo decollo e fino al mese di ottobre per il primo volo completo.
Nonostante gli sforzi, tuttavia, già durante gli intensi collaudi emersero i limiti concettuali di tale tipologia di apparecchio e soprattutto della tecnologia all'epoca disponibile per un così radicale impiego operativo.
Partendo dal decollo, le manovre necessarie per la transizione al volo orizzontale si presentavano tutt'altro che semplici, mentre ancor più drammatico ed ai limiti del tragicomico era il relativo atterraggio: non potendo fare affidamento su sistemi automatici, infatti, il pilota doveva far atterrare il caccia potendo regolare unicamente la manetta del motore, col risultato che l'avvicinamento al suolo avveniva soltanto per via della maggiore o minor potenza nell'occasione sprigionata dal propulsore.
Ne derivava, pertanto, che durante tutto l'atterraggio il velivolo era soggetto ad un costante dondolio e “rimbalzo”, che gli valse il nome ufficioso di “Pogo”, ossia un trampolo giocattolo dell'epoca.
Anche se tecnicamente possibile, il volo del Pogo mise in luce la totale inadeguatezza degli strumenti al momento disponibili per un ipotetico caccia VTOL: davanti alle difficoltà di atterraggio, infatti, fu chiaro che era impensabile riuscire a far posare l'apparecchio in sicurezza sul ponte di una nave, quindi su una superficie soggetta alle costanti oscillazioni delle onde; così come era altamente probabile che, a fronte delle continue sollecitazioni sulla manetta da parte del pilota, si sarebbero verificati cedimenti e pericolosi malfunzionamenti meccanici.
Il programma del Convair XFY-1, conseguentemente, venne abbandonato, anche se, a rigor di cronaca, occorre segnalare che nel corso del tempo vennero portati avanti diversi studi volti a perfezionarne l'adattamento nel ruolo di “Convoy Fighter”, senza mai riuscire, tuttavia, a superare il tavolo da disegno.
Dati TecniciConvair XFY-1:
Propulsore:1 Allison T40-A-6.
Potenza:5.850 hp.
Tipologia:Turboelica.
Velocità Massima:982 km/h.
Tangenza Operativa:13.320 m.
Autonomia:N/A km.
Armamento:4 cannoncini da 20 mm.
oppure
48 razzi da 70 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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