Dewoitine D.520 - Res Aeronautica

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Dewoitine D.520

Nato nella seconda metà degli anni Trenta, il Dewoitine D.520 fu il risultato di un'iniziativa privata portata avanti dal noto progettista Emile Dewoitine nel 1936 per rivaleggare con il contemporaneo Morane-Saulnier M.S. 406.
Il programma, però, non riscosse particolari interessi negli ambienti militari, che si limitarono a commissionare nel 1937 un prototipo a fini valutativi e che, nonostante le buone caratteristiche di tale apparecchio, ne rifiutarono l'adozione in favore del rivale M.S. 406.
Il problema principale del nuovo aeroplano era costituito dalla bassa velocità massima: il caccia, infatti, doveva, stando alle richieste espresse dall'Armée de l'Air, raggiungere i 520 km/h, parametro che il primo prototipo del D.520 non riuscì a raggiungere.
In seguito alle basse prestazioni, il comando aeronautico confermò in sostanza il proprio orientamento: venne infatti scelto il caccia proposto dalla Morane-Saulnier e ne furono piazzati consistenti ordinativi di produzione.
Per risolvere il problema della velocità, si procedette ad una riprogettazione di alcune componenti della struttura e si cercò di ridisegnare il tutto in modo da ottenere una migliore performance aerodinamica.
Particolarmente efficace risultò lo spostamento delle prese d'aria del radiatore, che passavano da due poste sotto le semiali ad una unica apertura situata nella sezione ventrale della fusoliera.
Così modificato, il D.520 riuscì a colmare le lacune che ne avevano decretato l'iniziale insuccesso e, con la realizzazione del terzo prototipo, finalmente riuscì ad impressionare i vertici militari francesi.
Spinto da un modesto Hispano-Suiza da 930 hp, l'aereo di Dewoitine permetteva delle ottime prestazioni di agilità e maneggevolezza, tra le migliori fino ad allora espresse per la categoria dei caccia monoplani, unite ad una buona solidità ed affidabilità.
Buono era anche l'armamento e la capacità di fuoco disponibile: oltre a due mitragliatrici da 7,5 mm troviamo infatti un cannoncino da 20 mm facente fuoco attraverso il mozzo dell'elica.
Unico aspetto penalizzante del velivolo era costituito dalle velocità di punta, tendenzialmente più basse rispetto al diretto avversario Bf 109E, che però venivano abbondantemente compensate dagli ottimi indici di maneggevolezza, che rendevano il D.520 un superbo duellante.
Vista la situazione sempre più calda, le autorità militari si convinsero della necessità di costruire su larga scala il D.520 e nel 1939 i primi esemplari iniziarono ad uscire di fabbrica per raggiungere i reparti operativi.
Nonostante gli sforzi, però, la produzione del velivolo procedette piuttosto lentamente, per via dello stato di confusione generale in cui versavano le industrie aeronautiche francesi, ancora in fase di assestamento dopo le grandi riorganizzazioni degli anni Trenta, ed allo scoppio della seconda guerra mondiale solamente una cinquantina di apparecchi era funzionante ed operativa.
Anche se disponibile in poche unità, il D.520 conobbe fin da subito una vita operativa molto intensa e frenetica, dimostrando sempre le proprie eccellenti capacità e riuscendo vincitore di numerosi combattimenti aerei, arrivando a reclamare ben 77 abbattimenti a fronte di soli 34 velivoli perduti durante gli scontri con la Luftwaffe e la Regia Aeronautica (secondo altre fonti i numeri sarebbero invece: 147 abbattimenti e 85 caccia perduti).
La produzione del caccia Dewoitine procedette per tutta la campagna di Francia ed al momento della capitolazione dello stato transalpino circa 220 esemplari risultavano operativi, mentre un buon numero di apparecchi era in fase di costruzione o di completamento: parte di questi velivoli venne inquadrata nei reparti dello stato di Vichy, che ne riprese tempo dopo la produzione, mentre il rimanente fu confiscato dalle truppe tedesche.
Questi aereoplani vennero assegnati in primo luogo ai reparti di scuola aerea della Luftwaffe, mentre un buon numero di aerei catturati o confiscati furono ceduti all'Italia, alla Croazia, alla Romania ed alla Bulgaria. Con le insegne di questi paesi, il D.520 conobbe fortune alterne: in mano ai reparti dell'aeronautica di Vichy, infatti, l'apparecchio si scontrò ripetutamente contro gli aerei alleati in Nord Africa, registrando però delle perdite sempre maggiori.
Nelle fila della Luftwaffe, come accennato, il velivolo venne impiegato come aereo scuola da addestramento avanzato.
In Italia il caccia conobbe una seconda lunga vita operativa: venne infatti utilizzato direttamente in combattimento dai reparti italiani, riscuotendo il parere favorevole degli equipaggi, e fino al 1943 era ancora attivo nella difesa aerea nazionale; dopo l'armistizio, invece, i D.520 superstiti finirono con l'essere relegati a compiti di addestramento, quasi interamente nella Repubblica Sociale Italiana.
Analoga sorte toccò ai velivoli finiti in Romania, Croazia e Bulgaria, che impiegarono i rispettivi caccia fino a quando possibile contro le forze sovietiche e partigiane slave.
Ultimo impiego di guerra del D.520 fu quello conosciuto con le forze aeree della Francia Libera: a partire dal 1944, infatti, svariati esemplari del velivolo vennero riconquistati dalle truppe alleate sbarcate in Francia ed andarono a scontrarsi con i reparti nemici, causando non pochi problemi di identificazione dato che anche le forze dell'Asse schieravano nella regione lo stesso aeroplano.
Dopo la guerra i Dewoitine rimasti vennero inquadrati nelle scuole di volo del rinato stato francese, che li utilizzò fino ai primi anni Cinquanta.
Dati TecniciDewoitine D.520C1:
Propulsore:1Hispano-Suiza 12Y-45.
Tipologia:In Linea.
Potenza:930 hp.
Velocità Massima:540 km/h.
Tangenza Operativa:11.000 m.
Autonomia:1.540 km.
Armamento:1 cannoncino da 20 mm.
2 mitragliatrici da 7,5 mm.
Carico Utile:N/A.


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