Heinkel He 119 - Res Aeronautica

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Heinkel He 119

Lo Heinkel He 119 è stato uno dei più innovativi aeroplani della sua epoca e, per certi versi, rappresenta ancora oggi un esperimento quasi unico.
La storia del velivolo risale al 1936, quando i fratelli Günter, due noti progettisti di casa Heinkel, disegnarono di propria iniziativa una macchina polivalente, ossia destinata alla ricognizione ed al bombardamento veloce, priva di armamento e caratterizzata da linee estremamente aerodinamiche.
L'idea di base era quella di creare un apparecchio potenzialmente “imprendibile” dai caccia nemici, i quali sarebbero stati affrontati facendo semplicemente uso della velocità, la quale sarebbe dovuta essere talmente elevata da rendere impossibile per un intercettatore raggiungere il bombardiere.
Il progetto prevedeva una fusoliera particolarmente slanciata e ad altissimo coefficiente di penetrazione aerodinamica, tanto che in origine si ipotizzò di fare a meno del radiatore in favore di un impianto di raffreddamento a vapore.
Per ciò che riguarda l’impianto propulsivo, inoltre, l’apparecchio presentava una soluzione particolarmente originale, in quanto si decise di adottare due unità accoppiate in un unico blocco, annegato direttamente in fusoliera, appena dietro l’abitacolo, e collegato all’unica elica anteriore mediante un lungo albero trazione.
Il frutto di tale configurazione si concretizzò nella realizzazione, da parte della Daimler-Benz, di un imponente propulsore a 24 cilindri, nato dall’unione di due più piccoli DB 601, e che successivamente diede origine al noto DB 606, il quale verrà montato sullo sfortunato bombardiere Heinkel He 177 Greif.
Data la natura così avanzata del disegno, lo stesso Ernst Heinkel decise di gestire il programma in gran segreto; ben sapendo che sicuramente l'RLM avrebbe manifestato forti perplessità su un aeroplano di tale configurazione. Nonostante il mancato sostegno delle autorità, il programma, libero da condizionamenti esterni o indicazioni ministeriali, procedette molto velocemente e già nell’estate del ‘37 veniva realizzato un primo prototipo, cui seguirono nel giro di breve tempo altri sette esemplari.
Si trattava, in realtà, di un apparecchio relativamente diverso dal disegno originario, in quanto, già in fase di calcolo, era emerso che il raffreddamento dei propulsori a vapore non sarebbe stato particolarmente efficace e, pertanto, si era reso necessario adottare un convenzionale impianto a liquido, il quale richiese forzatamente l’introduzione di un vistoso radiatore frontale.
Per ovviare all’inconveniente, comunque, si trovò una buona soluzione di compromesso, in quanto, a partire dal secondo prototipo, venne installato un radiatore retrattile che non andava a disturbare eccessivamente la curata aerodinamica del velivolo.
Nell’estate del 1937, pertanto, il modello venne presentato ufficialmente alle autorità militari, ma gli esiti delle visite presso la casa costruttrice non risultarono particolarmente positive: impressionati dalle elevate prestazioni e dalle insolite forme del velivolo, la cui sezione anteriore della fusoliera presentava un’ampia finestratura sul modello He 111, i tecnici non accettarono che l’aeroplano fosse privo di armamento difensivo, in quanto ritennero, giustamente, che le future generazioni di caccia avrebbero raggiunto performance tali da annullare il divario col bimotore.
Sulla base delle nuove direttive, pertanto, Siegfried Günter, rimasto solo nello sviluppo del progetto a causa della scomparsa del fratello Walter, dovette introdurre un minimo di armamento difensivo, svolgendo un’attività di progettazione tutt’altro che semplice viste le linee così slanciate del velivolo.
Si riuscì, comunque, ad inserire due mitragliatrici da 7.9 mm lungo i fianchi della fusoliera, ma nemmeno tale accorgimento riuscì a far cambiare idea ai vertici ministeriali: stando ai commenti ufficiali, infatti, un armamento così ridotto non venne ritenuto sufficiente e, inoltre, si suggerì di adottare delle difese più tradizionali, costituite in buona sostanza da una postazione brandeggiabile dorsale e da una analoga ventrale.
Nonostante le resistenze dell’RLM, l’apparecchio ottenne comunque una sigla ufficiale, ossia quella di Heinkel He 119, e venne preso in considerazione essenzialmente come un ipotetico velivolo da ricognizione, anche se comunque furono approntati due prototipi nella configurazione di bombardiere veloce.
Consegnati per le relative valutazioni nell’estate del 1938, gli apparecchi, invero sprovvisti di armamento, non vennero accettati dalla Luftwaffe, venendo direttamente rimandati presso la casa costruttrice senza particolari elogi.
Nonostante il rifiuto ministeriale, che mise di fatto la parola fine all’intero programma, lo Heinkel He 119 suscitò comunque l’interesse della Marina Imperiale Giapponese, la quale venne particolarmente colpita dalle elevate prestazioni del velivolo e soprattutto dal complesso propulsore adottato.
A quanto è dato sapere, una delegazione giapponese acquistò in Germania due prototipi dello He 119, i quali nel corso del 1940 vennero trasferiti presso la Yokosuka.
Sulla sorte di tali velivoli non sono giunte particolari informazioni: si sa che almeno uno dei due modelli finì gravemente danneggiato a seguito del collasso di una gamba del carrello retrattile; mentre dell’altro esemplare sembra che se ne siano perse le tracce (almeno nelle fonti consultate dall’autore).
Ad ogni modo, inizialmente vennero intavolate delle trattative con la Heinkel per l’acquisto della licenza di produzione del bimotore nel Sol Levante, ma, alla fine, tali accordi terminarono in un nulla di fatto.
Mentre la carriera militare dello He 119 veniva bocciata sul nascere, infine, Heinkel decise di utilizzare l’apparecchio per scopi sportivi: al fine di stabilire un nuovo record nella gara di velocità dei 1.000 km con 1.000 kg di carico in circuito chiuso, nel 1937 venne appositamente allestito il modello He 119 V4, il quale riuscì nell’impresa, ma solamente per una settimana, in quanto poco dopo tale record venne reclamato dal Breda Ba 88.
Nel dicembre del ’37, inoltre, venne tentata nuovamente l’impresa, ma un incidente, costato un rovinoso atterraggio d’emergenza fortunatamente senza cosneguenze per l’equipaggio, ne pose prematuramente termine.
Sempre nel 1937, in ultima analisi, venne proposta anche una versione idro del velivolo, il quale presentava, oltre agli scarponi di galleggiamento, anche un differente piano di coda ed una peculiare pinna verticale ventrale situata sotto il timone di profondità: realizzata per la ricognizione marittima e l’impiego antinave, tale versione, per la quale venne modificato l’esemplare He 119 V3, non ebbe seguito.
Della sorte dei pochi apparecchi costruiti si conosce poco: le fonti si limitano, infatti, ad indicarne una non meglio precisata attività di ricerca e sperimentazione in qualità di banco prova volante per diverse tipologie di propulsori.
Dati TecniciHeinkel He 119 V6:
Propulsore:1 Daimler-Benz DB 606A.
Tipologia: In Linea.
Potenza:2.350 hp.
Velocità Massima:591 km/h.
Tangenza Operativa:8.500 m.
Autonomia:3.123 km.
Armamento:1 mitragliatrice dorsale da 7,9 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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