IMAM Ro.57/Ro.57bis - Res Aeronautica

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IMAM Ro.57/Ro.57bis

Il progetto del Ro.57 risale al 1939, quando l'ingegner Giovanni Galasso si mise a studiare un caccia pesante bimotore da realizzare seguendo innovative soluzioni costruttive e strutturali.
Dalle linee eleganti ed armoniose, il Ro.57 si proponeva come un moderno apparecchio provvisto di carrello interamente retrattile, con tettuccio chiuso e dalla costruzione metallica, caratterizzata dall'innovativa struttura alare a cassone rivestita in metallo leggero.
La progettazione del velivolo procedette piuttosto celermente ed entro la fine del 1939, a pochi mesi dall'avvio della fase di disegno, il primo prototipo del Ro.57 venne presentato ufficialmente alle autorità in occasione del Primo Congresso Internazionale dei Giornalisti Aeronautici presso l'aeroporto di Guidonia.
Una volta venuto alla luce, il velivolo IMAM fu sottoposto ad un intenso ciclo di collaudi, nei quali emersero delle buone caratteristiche di volo e delle più che sufficienti prestazioni: oltre alla velocità massima che toccava punte di 516 km/h, del mezzo vennero particolarmente apprezzate erano le doti di buon arrampicatore, che raggiungeva i 6.000 metri in circa 7'6''.
Unica pecca dell'apparecchio era costituita dallo scarso armamento adottato, costituito dalle solite due mitragliatrici da 12.7 mm imposte direttamente dall'alto.
Nonostante le linee pulite e curate e le buone prestazioni garantite, il mezzo rimase vittima di un lungo periodo di prova, dilatato nel tempo da continui ritardi dovuti ad assurde lungaggini burocratiche e prove di valutazione eccessivamente puntuali, quasi a volerne ritardare di proposito la più ottimale messa a punto.
Sebbene le performance si fossero sempre dimostrate più che buone, soprattutto se paragonate al migliore caccia ai tempi in dotazione alla Regia Aeronautica, il Macchi Mc 200, il Ro.57 non fu scelto dalle autorità per la produzione in serie ed il programma fu di fatto arenato nella sopracitata fase di prova fino al 1940, quando gli stessi collaudatori proposero di modificare il velivolo per l'utilizzo in operazioni di attacco al suolo e bombardamento in picchiata.
Da tali propositi nacque il Ro.57bis, per la cui versione si modificò il prototipo del Ro.57 in modo da poter alloggiare un ordigno da 500 kg in un apposito vano centrale ed altre due bombe alari da 100 kg.
Stando ad alcune fonti, anche l'armamento sarebbe stato rivisto mediante la sostituzione delle due mitragliatrici con due cannoncini da 20 mm, ma non tutti gli autori sono concordi sull'effettiva concretizzazione del dato.
Certa è stata invece l'installazione di due aerofreni alari, i quali peraltro provocarono un drastico peggioramento delle qualità aerodinamiche, e l'inserimento di un pannello trasparente sotto l'abitacolo del pilota.
Le prove del Ro.57bis, comunque, procedettero senza grandi risultati fino al 1943, quando si decise di ordinare alle industrie IMAM un lotto di 200 esemplari, poi ridotto a soli 90 unità, delle quali si stima siano stati consegnati fra i 50 ed i 60 aerei, anche se alcune fonti indicherebbero una produzione di circa 75 velivoli compreso il prototipo.
Nonostante le importanti modifiche introdotte, però, invariata fu la motorizzazione installata, costituita da due radiali Fiat A 74 R-38 da 840 hp ciascuno: tali motori, però, si rivelarono del tutto insufficienti a far fronte al notevole aumento di peso dovuto dalle modifiche applicate in corso d'opera e conseguentemente le prestazioni in un primo momento incoraggianti del prototipo andarono incontro ad un sensibile scadimento complessivo.
Non essendo stato concepito come bombardiere in picchiata, inoltre, il Ro.57bis si rivelò totalmente inadatto al ruolo per il quale lo si voleva forzatamente adattare e nelle prove di tiro emersero con prepotenza tutti i limiti della macchina in questo particolare settore.
Nel dettaglio, il velivolo si mostrò molto instabile nelle picchiate e tendenzialmente dal difficile impiego tattico: una volta ultimata la fase sperimentale, infatti, i Ro.57bis, che nel frattempo erano stati consegnati al 97° Gruppo Autonomo di base a Ciampino, finirono con l'essere presto relegati a compiti di semplice addestramento.
Operativamente parlando, quindi, la carriera del mezzo fu piuttosto blanda e dalla durata molto limitata: già nel luglio 1943, pochi mesi dopo l'inizio delle consegne, buona parte dei Ro.57bis andò distrutta nel corso di un pesante bombardamento aereo alleato sull'aeroporto di Crotone, dove il 97° aveva trasferito le proprie macchine.
Purtroppo degli esemplari superstiti all'attacco e degli altri Ro 57 costruiti, ammesso che siano stati effettivamente consegnati, non si conosce il destino: le fonti riportano il tentativo di ritrasferimento degli apparecchi a Ciampino, ma una volta giunti all'aeroporto romano finirono dissolti nella confusione del momento e le notizie si fermano a tale informazione.
Dati TecniciIMAM Ro.57:
Propulsore:2 Fiat A  74 R-38.
Potenza:840 hp ciascuno.
Tipologia:Radiale.
Velocità Massima:516 km/h.
Tangenza Operativa:9.300 m.
Autonomia:1.200 km.
Armamento:2 mitragliatrici da 12,7 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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