Kawasaki Ki-60 - Res Aeronautica

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Kawasaki Ki-60

Come ben noto, una delle più grandi sorprese militari della seconda guerra mondiale fu senza ombra di dubbio la stupefacente ed imprevista potenza bellica giapponese, la quale, fino ad allora, era stata erroneamente considerata dagli osservatori occidentali come una forza sostanzialmente arretrata e nel complesso obsoleta.
Tali considerazioni, invero, non potevano che essere quanto di più distante dalla realtà, nella quale, al contrario, il Giappone dimostrò di possedere delle capacità militari ed industriali di primissimo piano e perfettamente in grado di competere con i più evoluti standard internazionali.
Aerei come il leggendario A6M “Zero” o il Nakajima Ki-43, infatti, furono capaci di surclassare in toto i diretti concorrenti, tanto da rappresentare un avversario che per un buon arco di tempo fu considerato quasi impossibile da contrastare.
Ovviamente, una tale efficienza bellica poteva fare affidamento anche sull'elevata qualità delle realizzazioni meccaniche e motoristiche nazionali, le quali, nonostante qualche difficoltà, riuscirono a sfornare delle unità motrici straordinarie, di certo non prive di lacune ed in alcuni casi di frequenti noie, ma comunque di gran lunga superiori a quelle di tanti paesi con tradizioni costruttive di assai più lunga durata (il paragone con i prodotti italiani, ad esempio, appare quanto mai impietoso).
Nonostante la produzione nazionale fosse incentrata quasi interamente sulla realizzazione di propulsori a configurazione radiale, vero e proprio marchio di fabbrica dell'ingegneria giapponese, il governo di Tokyo non rimase tuttavia insensibile ai resoconti e rapporti che giungevano dal fronte europeo, nel quale il motore con cilindri in linea e raffreddamento a liquido la faceva sostanzialmente da padrone.
Nell'ottica di una possibile evoluzione anche in questo settore, pertanto, il governo nipponico intraprese serrate trattative con l'alleato tedesco al fine di acquisire la licenza costruttiva del celebre Daimler-Benz nella versione DB 601, il quale, una volta resosi finalmente disponibile, venne affidato alla Kawasaki al fine di realizzarci attorno un nuovo velivolo da caccia.
Dopo qualche fase di studio, peraltro piuttosto breve, i tecnici della casa costruttrice nipponica decisero di realizzare due progetti distinti e paralleli; concettualmente differenti e dalle caratteristiche tecniche diametralmente opposte fra loro nonostante una certa somiglianza di fondo.
Cercando di presentare qualcosa di diverso dalla tradizione, infatti, gli ingegneri idearono in via primaria un velivolo da caccia pesante, ossia caratterizzato da un focus verso la potenza di fuoco e velocità di punta, a scapito dell'agilità, manovrabilità e raggio d'azione; mentre contemporaneamente diedero vita ad un più tradizionale programma per un apparecchio fedele alle tanto blasonate doti maneggevolezza e rapidità di movimento che contraddistinguevano praticamente tutte le produzioni aeronautiche giapponesi.
Dagli studi nacquero due aerei diversi, che presero rispettivamente il nome di Kawasaki Ki-60 e Kawasaki Ki-61, nominato successivamente “Hien”, i quali, simili delle forme di base, presentavano il Ki-60 con un aspetto piuttosto tozzo e sgraziato; mentre, al contrario, proponevano il Ki-61 con delle linee estremamente pulite e raffinate, oltre che, come sempre per gli aerei del Sol Levante, estremamente eleganti.
Per quanto qui interessa, dello Hien si parlerà a suo tempo, in un primo momento il progetto del Ki-60 venne considerato prioritario e già nel marzo del 1941 ne fu realizzato il primo prototipo con i contestuali collaudi del caso: nonostante l'aspetto relativamente sgraziato, comunque, il velivolo mise in mostra delle buone doti complessive, che poco sembravano pagare alla mancanza di esperienza nella gestione di un motore di quella tipologia.
I buoni risultati, tuttavia, non convinsero i piloti collaudatori, i quali lamentarono una manovrabilità troppo bassa per gli standard dell'epoca e non ritennero poi così eclatante il tanto promesso incremento delle velocità di punta, di soli 550 km/h in luogo dei 600 km/h preventivati dal costruttore.
Sulla base di tali considerazioni, pertanto, i tecnici giapponesi cercarono di migliorare nel complesso il velivolo realizzando altri due prototipi con vistosi miglioramenti sotto il profilo aerodinamico ed una complessiva riduzione dei pesi, ma, nonostante gli sforzi, l'opinione prevalente fu quella di appoggiare il più fortunato ed aggraziato Ki-61, e conseguentemente il programma fu abbandonato senza ulteriori sviluppi.
Dati TecniciKawasaki Ki-60:
Propulsore:1 Daimler-Benz DB 601.
Potenza:1.175 hp.
Tipologia:In Linea.
Velocità Massima:560 km/h.
Tangenza Operativa:10.000 m.
Autonomia:1.000 km.
Armamento:2 mitragliatrici da 12,7 mm.
2 cannoncini da 20 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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