Martin-Baker MB.2 - Res Aeronautica

Vai ai contenuti

Menu principale:

La Martin-Baker ai giorni nostri è nota in tutto il mondo aeronautico per essere la ditta leader nel settore dei seggiolini eiettabili, organismo di fondamentale importanza per tutelare al massimo possibile la vita dei piloti.
Non tutti sanno però, che, agli inizi della sua carriera, la compagnia britannica si cimentò nella costruzione di alcuni aeroplani, rimasti tuttavia senza seguito e finiti più o meno nel dimenticatoio.
Si trattò in sostanza di velivoli sperimentali che non oltrepassarono mai lo stadio di prototipo, ma che si contraddistinsero per possedere delle caratteristiche molto avanzate ed una semplicità costruttiva straordinaria.
Fu infatti all'insegna dell'economicità e facilità di manutenzione che venne realizzato nel 1935 il Martin-Baker MB.1, ossia un piccolo monoplano sportivo dotato di ottime caratteristiche ma che non ebbe fortune commerciali.
Nonostante l'insuccesso economico dell'MB.1, il cui unico esemplare finì distrutto durante un incendio, il progettista James Martin, cofondatore della casa costruttrice, ne riprese la struttura e la tecnica di assemblaggio per riproporla in un più ambizioso progetto con cui dare vita ad un velivolo da caccia.
Nella seconda metà degli anni Trenta, pertanto, ebbe inizio il programma del Martin-Baker MB.2; ovvero un aereo da combattimento frutto dell'iniziativa privata della firma, ai tempi ancora sconosciuta, con cui presentarsi in risposta alla specifica F.5/34.
Per realizzare tale apparecchio, James Martin adottò una filosofia costruttiva molto semplice e razionale, la quale, come accennato, ricalcava l'MB.1 e, tra i vari vantaggi di "low-cost", permetteva una manutenzione talmente semplice da poter essere eseguita anche da personale non specializzato.
Senza entrare troppo nel dettaglio, di difficile comprensione anche per l'autore, basti ricordare come la struttura dell'aeroplano altro non fosse che un ponderato sistema di tubi d'acciaio collegati a traliccio.
Nonostante la poca esperienza nel settore, tornando alle vicende del velivolo soggetto del post, nessun aspetto della macchina venne lasciato al caso e si procedette allo sviluppo di un mezzo molto curato sotto il profilo aerodinamico, anche se le linee parecchio squadrate potrebbero lasciar pensare il contrario, e caratterizzato da soluzioni avanzate e d'avanguardia.
Dal motore alla coda, infatti, non c'era sezione della fusoliera che non presentasse qualche peculiarità tecnica o che proponesse accorgimenti innovativi.
Il propulsore, ad esempio, era un Napier Dagger III a 24 cilindri disposti ad H da 805 hp nominali, il quale venne scelto grazie al basso profilo aerodinamico che la sua stretta sezione anteriore consentiva.
Altro particolare interessante era dato dalla sistemazione dei piani verticali del timone, i quali erano letteralmente "affogati", o sarebbe meglio dire ritagliati, nella sezione estrema della fusoliera, la quale pertanto a prima vista non presentava nessun impennaggio.
Unico aspetto non particolarmente moderno arrivava dal carrello, che era fisso ed era dotato di vistosi "pantaloni" all'interno di uno dei quali venne inserito il radiatore.
A rigor di cronaca, però, è necessario ricordare che erano allo studio anche soluzioni per un carrello retrattile ma alla fine per ragioni economiche e di maggiore semplicità si decise di abbandonare tale percorso.
Nel 1938, comunque, il primo Martin-Baker MB.2 riuscì a prendere il volo.
Ai comandi di Valentine Baker, l'altro cofondatore della società, il velivolo mise in mostra delle performance sorprendenti, soprattutto in termini di velocità, tali che lo ponevano in una posizione virtualmente intermedia fra lo Hurricane e lo Spitfire.
Unica constatazione negativa arrivava dalla stabilità complessiva del velivolo, la quale risultò essere parecchio insoddisfacente, in particolare alle basse velocità, e fonte di un pilotaggio piuttosto difficile.
Per ovviare a tali problematiche, Martin provò ad inserire una piccola pinna verticale in fondo alla coda, ma tale accorgimento non ebbe degli effetti risolutivi ed alla fine si decise in un secondo momento di adottare un timone più ortodosso e dalla conformazione tradizionale.
Mentre si cercava di migliorarne la stabilità, nel 1939 il prototipo venne preso in consegna dalla R.A.F., la quale non rimase insensibile alle sue caratteristiche di volo ed alla semplicità costruttiva: nonostante la conferma di importanti parametri, come le velocità di punta e crociera, l'apparecchio venne ritenuto troppo difficile da pilotare e particolarmente negativi risultarono essere i collaudi dell'armamento, composto da 8 mitragliatrici, i quali indicarono l'aereo come una pessima piattaforma di tiro.
Alla luce di tali riscontri, pertanto, la R.A.F. declinò la proposta del Martin-Baker MB.2 e di conseguenza il relativo progetto venne abbandonato, anche se alcune soluzioni furono riprese nel successivo Martin-Baker MB.3, ma di tale velivolo si parlerà in apposito post.
Purtroppo non è ben chiaro quale sia stato il destino dell'unico MB.2 realizzato, ma alcune fonti sostengono che venne demolito in una data non meglio precisata presso l'aeroporto di Denham.
Dati TecniciMartin-Baker MB.2:
Propulsore:1 Napier Dagger III H.
Potenza:805 hp.
Tipologia:Disposizione ad H.
Velocità Massima:563 km/h.
Tangenza Operativa:8.839 m.
Autonomia: 890 km.
Armamento:8 mitragliatrici da 7,7 mm.
Carico Utile:N/A kg.


Nessun commento
Torna ai contenuti | Torna al menu