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Mitsubishi J2M Raiden

La nascita del Mitsubishi J2M risale in via ufficiale al 1939, anche se pare che gli studi di massima siano stati approntati già nell'ottobre del '38, quando la Marina Imperiale giapponese emise la specifica 14-Shi, con la quale si richiedeva la realizzazione di un caccia intercettore da dislocare sulla terraferma.
Il programma fu affidato alla Mitsubishi e venne posto sotto la supervisione tecnica di Jiro Horikoshi, il padre del leggendario A6M Zero.
Il nuovo velivolo, stando alle specifiche emesse dalla Marina, doveva prestare particolare attenzione ai parametri della velocità massima e della rapidità ascensionale, mentre passavano in secondo piano le caratteristiche di maneggevolezza ed autonomia, fattori fino ad allora dominanti in Giappone.
Nonostante l'importanza che venne affidata al progetto, gli studi e gli sviluppi progettuali procedettero a ritmi molto lenti, sia perchè la Mitsubishi in quel periodo era sommersa di lavoro per la realizzazione di apparecchi appartenti alle più svariate categorie, sia perchè negli stenni mesi stava per vedere ufficialmente la luce l'A6M Zero, al quale erano state concesse da parte delle autorità militari tutte le priorità.
Il progetto, pertanto, fu lasciato in uno stato di semi abbandono fino al 1940, quando si iniziò a lavorare seriamente sull'aereo e si intrapresero le attività volte alla costruzione del primo prototipo, il quale sarà pronto solamente nel 1942.
Fra i motivi di tale imperdonabile ritardo, spicca soprattutto la scelta motoristica adottata da Horikoshi: potendo, infatti, scegliere fra il motore in linea Aichi Ha-60 Atsuta, un derivato del Daimler-Benz DB 601A, ed il radiale Mitsubishi Ha-32 Kasei, il progettista giapponese preferì optare per il propulsore proposto dalla Mitsubishi, data la sua maggiore potenza ed affidabilità rispetto al motore prodotto dall'Aichi.
In realtà tale unità motrice risultò più problematica che risolutiva: se da un lato il propulsore radiale offriva migliori prestazioni in termini di potenza, dall'altro lato, tale scelta si rivelò fonte di non poche difficoltà, in quanto tale tipologia di impianto rendeva poco agevole conciliare i parametri di peso e delle dimensioni con le esigenze di una migliore performance aerodinamica.
Come accennato, il primo prototipo fu pronto solamente nel 1942 e nell'ottobre dello stesso anno si procedette ad effettuare i collaudi iniziali, durante i quali l'aereo pose in essere delle prestazioni inaccettabilmente al di sotto delle aspettative.
Il mezzo, denominato J2M1, pur presentandosi come un apparecchio dalle linee eleganti e pulite, caratterizzato da soluzioni costruttive molto sofisticate ed elaborate, risultò lento e fu aspramente criticato dai piloti, che lamentavano la scarsa visibilità concessagli dall'angusto abitacolo e dalla scarsa vetratura del tettuccio, il quale, per ragioni di affinamento aerodinamico, era stato ridotto al minimo assumendo una forma molto sfuggente ed inclinata.
Problemi e noie tecniche, inoltre, emersero dalla complessa struttura meccanica complessiva e dall'elaborato sistema propulsivo, che, per le solite ragioni di performance aerodinamica, era stato posto parecchio indietro nella fusoliera ed azionava l'elica mediante un albero motore prolungato all'esterno.
Altre difficoltà furono riscontrate nel carrello, che risultò essere fragile e troppo macchinoso.
Per risolvere tali problematiche, il velivolo, che aveva anche ricevuto la denominazione ufficiale di "Raiden" (Fulmine), fu sottoposto ad estese ed ampie modifiche, che coinvolsero in modo più o meno incisivo quasi ogni parte della struttura e che portarono alla realizzazione della versione J2M2.
Fra i cambiamenti più importanti che furono applicati al mezzo, particolarmente sfortunata si rivelò la decisione di cambiare il motore installato con un più potente radiale Mitsubishi MK4R-A Kasei da 1.800 hp.
Tale propulsore, infatti, se aumentava in positivo le prestazioni dell'aeroplano, consentedogli di raggiungere delle velocità eccellenti, soffriva di una forte carenza di messa a punto, in quanto si trattava del primo motore realizzato in Giappone ad essere dotato di impianto di iniezione di metanolo ed acqua, e, cosa ancora più grave, era fonte di pericolose vibrazioni una volta raggiunti particolari regimi di giri.
A causa di tali problemi, il programma di produzione del Raiden venne ulteriormente dilatato e soltanto verso la fine del 1942 si potè avviare la produzione in serie dell'apparecchio: sfortunatamente, però, le linee di montaggio furono arrestate già all'inizio del 1943, in quanto si dovette indagare sulle cause che avevano nel frattempo provocato due gravi incidenti, nei i quali due Raiden improvvisamente ed apparentemente senza motivo precipitarono al suolo.
Dalle indagini si scoprì che, per un difetto di progettazione, il ruotino di coda, una volta retratto, andava a bloccare i comandi del timone orizzontale in posizione di picchiata, rendendo il velivolo incontrollabile.
La produzione rimase ferma e fu definitivamente abbandonata nel 1944, con appena 155 J2M2 consegnati ai reparti operativi.
Mentre si conducevano le ispezioni per scoprire le cause degli incidenti sopracitati, però, la Mitsubishi realizzò una nuova variante del velivolo, la J2M3, che costituirà il grosso dei Raiden costruiti, che si differenziava dalla precedente per l'irrobustimento delle semiali e per l'adozione di due cannoncini alari da 20 mm.
Anche in questo caso, però, le modifiche non riuscirono a risolvere le difficoltà congenite dell'aeroplano, che continuò a risultare capace di ottime prestazioni "di cristallo", ovvero rimase penalizzato da una meccanica fragile ed inaffidabile.
Data la situazione e dato che la priorità produttiva era stata trasferita al Kawasaki Shiden, la fabbricazione del Raiden procedette a ritmi molto lenti, che arrivarono a costruire poco più di 500 aeroplani, anche se alcune fonti parlano di oltre 600 apparecchi realizzati.
Verso la fine del 1944, inoltre, vennero studiate altre versioni del Raiden, caratterizzate prevalentemente per le diverse combinazioni di armamento adottato, fra cui spicca peraltro la J2M5: tale variante, infatti, era stata concepita per l'adozione di un diverso motore, un Mitsubishi Kasei MK4U-A da 26 cilindri provvisto di un turbocompressore a tre stadi, e per il tettuccio ridisegnato.
Questa verione, pur essendo ordinata subito per la produzione, dovette pagare la scarsa disponibilità del propulsore scelto e fu realizzata in poco meno di 40 unità.
Da un punto di vista operativo, la carriera del Mitsubishi J2M Raiden non fu particolarmente fortunata ed incisiva: afflitto dai sopracitati problemi tecnici, il velivolo fu costruito in un numero troppo esiguo per apportare un serio contributo al conflitto, nonostante le ottime prestazioni che andava dimostrando in battaglia.
Il Raiden, identificato dal codice alleato con il nome Jack, venne di fatto impiegato con continuità soltanto durante gli ultimi mesi del conflitto, ottenendo peraltro ottimi risultati contro le formazioni di bombardieri nemiche.
Se confrontato con gli altri caccia giapponesi del periodo, infatti, il J2M si proponeva fra i migliori intercettori a disposizione dei reparti nipponici, fra i pochi in grado di contrastare efficacemente l'azione dei B-29 americani: dotato di pesante armamento, buona corazzatura e capace di alte performance in quota, il Raiden fu un temibile avversario per le formazioni statunitensi che volavano sopra le isole nazionali giapponesi.
Verso la fine della guerra, infine, un Raiden fu trovato miracolosamente intatto dalle truppe statunitensi a Manila: tale velivolo venne trasportato negli U.S.A., dove si procedette a svolgere attenti test e collaudi, durante i quali trovarono conferma le ottime doti e le parimenti gravi difficoltà dell'aereo.
Dopo la guerra altri J2M finirono in mano alleata: di tutti gli esemplari catturati, però, sembra che sia stato conservato un unico esemplare, attualmente esposto al Planes of Fame di Chino in California.
Dati TecniciMitsubishi J2M3:
Propulsore:1 Mitsubishi Kasei MK4R-A.
Potenza:1.800 hp.
Tipologia:Radiale.
Velocità Massima:587 km/h.
Tangenza Operativa:11.700 m.
Autonomia:1.900 km.
Armamento:4 cannoncini da 20 mm.
Carico Utile:120 kg.


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