Rogozarski Ik-3 - Res Aeronautica

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La storia del Rogozarski Ik-3, talvolta erroneamente indicato come Ikarus Ik-3, può essere fatta risalire al 1936, quando i due progettisti Ljubomir Ilic e Kosta Sivcev, i padri del precedetne Ikarus Ik-2, proposero alle aurotità militari i disegni, messi peraltro sulla carta qualche anno prima, di un moderno velivolo da caccia monoplano ad ala bassa con tettuccio chiuso e carrello interamente retrattile.
Nonostante la bontà del progetto, il governo si mostrò in un primo momento piuttosto scettico sulle potenzialità dell'apparecchio e di fatti preferì a quel tempo affidarsi sull'importazione di materiale straniero, che porterà successivamente all'acquisto di Messerschmitt Bf 109 E ed Hawker Hurricane Mk.I.
Sebbene lo scarso interesse iniziale, alla fine le autorità cambiarono idea ed ordinarono la realizzazione di un solo prototipo con il relativo benestare per il proseguio degli sviluppi, che avvennero in gran segreto e coinvolsero anche la Francia, dove si effettuarono svariati test in galleria del vento.
I lavori di costruzione procedettero velocemente e nel 1938 il prototipo commissionato potè finalmente ricevere il proprio battesimo dell'aria: spinto da un Hispano-Suiza 12Y-29, il velivolo mostrò innate qualità e doti complessivamente più che soddisfacenti, in particolare furono molto apprezzati i suoi ottimi parametri di agilità e maneggevolezza, considerati dai collaudatori decisamente superiori rispetto agli illustri caccia Bf 109 ed Hurricane.
In aggiunta a tali favorevoli impressioni, l'aereoplano si guadagnò anche la stima del personale di terra, che accettò di buon grado la facilità di manutenzione e gestione della macchina, fattore di non poco conto visto il livello medio-basso delle infrastrutture aeroportuali del periodo.
L'attività di collaudo procedette fino al gennaio del 1939, quando in un tragico incidente andò perduto l'unico prototipo realizzato: nonostante l'accaduto, però, le autorità non si lasciarono impressionare negativamente, anche perchè le colpe dell'episodio furono attribuite non tanto alla macchina, quanto piuttosto ad un errore umano del pilota, ed ordinarono un primo lotto produttivo di 12 macchine, affidando l'incarico alle officine della Rogozarski con la denominazione ufficiale di Ik-3.
Grazie alla costruzione mista in legno e metallo, l'attività di fabbricazione procedette a buoni ritimi ed entro la fine del 1940 furono consegnati ai reparti tutti i caccia commissionati, i quali, peraltro, avevano ricevuto importanti modifiche rispetto al prototipo: in particolare, si procedette a sostituire l'Hispano-Suiza 12Y-29 con un motore di analoga potenza ma di produzione cecoslovacca, nel dettaglio si trattava di un Hispano-Suiza 12Ycrs prodotto su licenza dall'Avia.
Sebbene le buone doti tecniche e la commisione di altre 25 macchine, rimasta però solo sulla carta, la carriera operativa dello Ik-3 fu piuttosto breve, dato che entro la fine del 1941 i pochi velivoli costruiti erano andati tutti ormai irrimediabilmente perduti.
Nonostante i pochi mesi di servizio, il caccia Rogozarski si mise ampiamente in luce durante le concitate fasi dell'invasione tedesca dei Balcani: disponibile in soli sei esemplari operativi, dato che gli altri erano stati tutti messi a terra per motivi meccanici o incidenti, l'Ik-3 si battè valorosamente contro le forze della Luftwaffe nella strenua difesa della capitale Belgrado, tanto che si riporta l'abbattimento di ben 11 aerei tedeschi prima della fine della breve quanto intensa campagna bellica.
Incerte rimangono, però, le sorti degli aerei realizzati: sicuramente la maggior parte andò distrutta durante le operazioni militari, mentre altri vennero sabotati dagli stessi equipaggi per evitarne la cattura, ma ci sono altresì giunte delle fotografie di un Ik-3 vestito con le insegne della Luftwaffe, segno che almeno un aereo venne requisito e collaudato da personale tedesco.
A foraggiare ulteriormente la "nebbia", è la presenza di un Ik-3, non ci è dato sapere se replica non volante o veterano di guerra, al museo aeronautico di Begrado: almeno, comunque, qualcuno si è preso l'impegno di conservare un modello del caccia fino ai giorni nostri e questo fatto non può che rincuorare ogni appassionato.
A rigor di cronaca, bisogna sottolineare anche il mancato mercato di export della macchina, dato che la Turchia si era quasi assicurata la licenza di produzione, rimasta poi inevasa a causa degli eventi.
Poco prima dell'attacco tedesco, infine, erano state configurate anche ulteriori varianti del caccia Rogozarski, del quale si ipotizzava una rimotorizzazione con un propulsore più potente, che sarebbe dovuto essere o un Daimler-Benz DB 601A o un Rolls-Royce Merlin III oppure un Hispano-Suiza 12Y-51, ma tali progetti rimasero sulla carta e non ebbero seguito.
Dati TecniciRogozarski Ik-3:
Propulsore:1 Hispano-Suiza 12Ycrs.
Potenza:920 hp.
Tipologia:In Linea.
Velocità Massima:526 km/h.
Tangenza Operativa:8.000 m.
Autonomia:500 km.
Armamento:1 cannoncino da 20 mm.
2 mitragliatrici da 7,92 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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