SAAB J 21 - Res Aeronautica

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Sicuramente uno dei più insoliti aeroplani degli anni Quaranta, il SAAB J 21 presenta una storia ed una origine piuttosto particolari.
Senza poter in questa sede ripercorrere tutte le vicende politiche e le delicate relazioni internazionali che videro coinvolta la Svezia dell’epoca, basti evidenziare che nella seconda metà degli anni Trenta divenne pressoché impossibile per il paese scandinavo approvvigionarsi all’estero di materiale bellico, col risultato che in quel particolare momento storico fu dato grande impulso e risalto all’industria aeronautica nazionale.
Fu in tale ottica che nel 1940/1941 la SAAB, sotto la guida dell’Ing. Frid Wänström, elaborò i disegni di un innovativo caccia ad elica spingente, o “pusher” secondo la denominazione anglosassone, similare per certi aspetti all’olandese Fokker D.XXII ed ideato attorno al motore Daimler-Benz DB 605, costruito su licenza.
Si trattava di un aeroplano decisamente insolito, caratterizzato da un alto carrello triciclo anteriore, dal motore collocato dietro l’abitacolo del pilota e dall’inserimento dei radiatori di raffreddamento direttamente nel bordo d’attacco alare, onde ridurre la resistenza aerodinamica e migliorare per l’effetto la performance.
La scelta di siffatta configurazione venne giustificata da una serie di non trascurabili vantaggi tecnici: grazie al motore posteriore ed al carrello con elementi anteriori, il pilota poteva fare affidamento su una elevata visibilità, specialmente nelle manovre a terra, e si perveniva ad un migliore centraggio del baricentro, cui si sommava la possibilità di installare dell’armamento pesante nella sezione anteriore della fusoliera; e ciò con beneficio di una grande stabilità in fase di tiro e col risparmio di ogni intervento di adattamento strutturale delle semiali.
Tuttavia, il rovescio della medaglia di tale soluzione era rappresentato dalla sicurezza del pilota, il quale, trovandosi ad avere l’elica alle sue spalle, era esposto al serio rischio di collisioni con la stessa in caso di abbandono in volo dell’aeroplano.
Nonostante l’incognita, il progetto proseguì ugualmente e nel maggio del 1941 vennero intrapresi i primi test di galleria del vento con un modello, cui seguì la lenta costruzione di un prototipo che venne ultimato solamente nel 1943 a causa di gravi ritardi di sviluppo e di forti indecisioni politiche.
l’iter evolutivo del SAAB J 21, infatti, ebbe fin dalla sua gestazione delle fortune alterne: in un primo momento il programma venne arrestato per ordine dalle stesse autorità governative, le quali avevano cambiato idea sul velivolo e gli avevano preferito il progetto del più tradizionale caccia L-23, rimasto poi sulla carta.
In seconda battuta, nel corso delle prove a terra emersero dei problemi di surriscaldamento dell’unità motrice, per la cui soluzione fu necessario installare una coppia di ventole che dovevano aspirare l’aria e convogliarla sul radiatore di raffreddamento.  
In terza fase, infine, rimaneva ancora irrisolta la spinosa questione della precaria condizione del pilota in caso di lancio d’emergenza.
Ad ogni modo, nell’estate del 1943 il prototipo fu ugualmente collaudato: fatta eccezione per un lieve guasto al carrello, che cagionò qualche danno superficiale in fase di atterraggio, fu chiaro che il mezzo sembrava possedere delle buone caratteristiche tecniche, anche se alle alte velocità vennero riscontrate delle pericolose vibrazioni ai piani di coda.
Si procedette, pertanto, con la costruzione di un secondo prototipo, ultimato nel 1944, che venne impiegato per verificarne le capacità offensive e di fuoco e grazie al quale fu possibile apprezzarne le eccellenti doti da “piattaforma” di tiro.
Contemporaneamente, inoltre, si riuscì finalmente a trovare anche una soluzione per l’abbandono in volo: grazie alla collaborazione con la ditta di armamenti ed esplosivi Bofors, infatti, fu possibile introdurre un seggiolino totalmente eiettabile, il quale, adottato per la realizzazione in serie, diede al velivolo il merito di essere stato il secondo aeroplano della storia, dopo lo Heinkel He 219, a prendere servizio operativo con tale importantissima tecnologia.
Così aggiornato, pertanto, il SAAB J 21 venne accettato e messo in produzione, con le prime consegne che vennero evase a partire dal dicembre del 1945, ottenendo a più riprese il favorevole giudizio dei piloti, particolarmente soddisfatti della facilità di pilotaggio e della robustezza strutturale manifestata.
Nonostante gli sforzi, tuttavia, per quell’anno fu chiaro che il destino dell’aeroplano era all’atto pratico segnato: con l’arrivo della propulsione a jet, infatti, il progetto venne rapidamente accantonato ed al suo posto prese vita una nuova variante, la quale, dotata appunto di un motore a reazione e denominata SAAB J 21R, comporterà l’abbandono di ogni ulteriore sviluppo sulla motorizzazione a pistoni.
A fronte di tale evoluzione tecnica, il SAAB J 21 fu quindi rapidamente trasformato in aereo da attacco al suolo mediante l’introduzione delle installazioni necessarie per ospitare un armamento di caduta, dell’ordine 800 kg, e rimanendo così in servizio fino al 1953.
Dati Tecnici
SAAB J 21:
Propulsore:
1 Daimler-Benz DB 605.
Tipologia:
In linea.
Potenza:
1.475 hp.
Velocità Massima:
650 km/h.
Tangenza Operativa:
10.200 m.
Autonomia:
1.190 km.
Armamento:
1 cannoncino da 20 mm.
4 mitragliatrici da 13,2 mm.
Carico Utile:
800 kg.


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