Savoia Marchetti SM 84 - Res Aeronautica

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Savoia Marchetti SM 84

Il Savoia Marchetti SM 84 deve la sua nascita alla volontà manifestata nel 1939 di creare un degno e valido sostituto del famoso SM 79, che non solo risultasse migliore nelle caratteristiche ma che fosse anche più adatto agli usi militari, dato che lo Sparviero, o Gobbo come alcuni lo chiamano, era il frutto di un adattamento bellico di un apparecchio disegnato per l'impiego civile.
L'idea di base era sostanzialmente quella di progettare un aeroplano che mantenesse inalterate le ottime doti del predecessore, ma che allo stesso tempo le riuscisse a superare mediante soluzioni più evolute e moderne.
In particolare si era cercato di superare le lacune, peraltro piuttosto condizionanti, che nascevano dallo sbrigativo adattamento dello SM 79 a scopi militari e che colpivano specialmente la sistemazione interna degli impianti di bordo e del carico bellico.
I lavori di progettazione procedettero piuttosto velocemente, anche perchè per ottimizzare i tempi si era deciso di riutilizzare ampie parti del precedente trimotore, come il piano alare e più in generale la struttura mista, e già nel 1940 il primo esemplare fu ufficialmente portato in volo.
Per migliorare le qualità belliche dell'apparecchio, i tecnici della Sovia Marchetti progettarono degli interni più razionali e militarmente più idonei, come la sistemazione degli ordigni esplosivi in posizione orizzontale in luogo della scomoda collocazione verticale e lo spostamento della cabina di puntamento direttamente sotto l'abitacolo, soluzione che doveva risolvere i problemi di comunicazione interna riscontrati nello Sparviero.
In aggiunta a tali innovazioni, i progettisti disegnarono una linea aerodinamica generalmente più curata rispetto al predecessore e configurarono i piani di coda nella formula bideriva, in modo tale da consentire all'armamento difensivo, che per l'occasione aveva visto anche l'installazione di una torretta dorsale girevole, un migliore e più agile raggio d'azione e puntamento.
Con tutta questa serie di novità, cui andavano aggiunti tre propulsori più potenti di quelli installati sul Gobbo, ovvero tre radiali Piaggio da 1.000 hp ciascuno, si riteneva che il nuovo SM 84 avrebbe finalmente consentito alla Regia Aeronautica di poter utilizzare un valido bombardiere a medio-lungo raggio capace di sostituire l'ottimo ma vetusto Sparviero e potenzialmente in grado di compiere un ampio ventaglio di missioni.
Date le premesse, praticamente tutti si illusero che il nuovo aereo sarebbe stato una macchina competitiva e moderna, ma alla fine l'SM 84 fu tutto il contrario delle aspettative, ma procediamo con ordine.
Per verificare alcune soluzioni adottate per il futuro trimotore, alla Savoia Marchetti si prese un tradizionale SM 79, lo si modificò con i piani di coda sdoppiati e lo si portò in volo per una prima valutazione di tale configurazione.
Già durante l'occasione, il timone bideriva si rivelò fonte di problemi, in quanto il bombardiere era divenuto assai meno maneggevole ed aveva visto uno scadimento complessivo delle prestazioni, ma tali inconvenienti non vennero presi con le dovute attenzioni, anche perchè ci si aspettava un ripristino delle qualità di volo con l'installazione dei più potenti motori Piaggio, e non ci si rese conto delle difficoltà tecniche che sarebbero sopraggiunte a causa dei vistosi piani verticali.
Nonostante i dati non particolarmente incoraggianti dell'esperimento, i lavori di sviluppo continuarono e nel giugno 1940 il primo prototipo dell'SM 84 ricevette il proprio battesimo dell'aria ai comandi di Alessandro Passaleva.
Fin da subito, però, la macchina presentò seri inconvenienti: già durante le prime prove si manifestarono insane tendenze del trimotore ad imbardare in fase di decollo, fenomeno dovuto principalmente alle superifici verticali incapaci di controbilanciare adeguatamente le forze generate dai propulsori e generalmente insufficienti nell'azione stabilizzatrice.
Nonostante tali imprevisti, cui si dovette aggiungere la tendenziale inaffidabilità dei radiali Piaggio ed un carrello intrinsecamente debole e soggetto a frequenti cedimenti, il governo non ne volle sapere di rinunciare alla macchina, che nel corso del tempo si era facilmente guadagnata l'ostilità degli equipaggi, ed anzi procedette ad ordinare 246 apparecchi di serie, i primi dei quali giunsero ai reparti nel 1941.
Nella versione produttiva, ovviamente, il bombardiere contnuò a manifestare le lacune emerse in fase di collaudo ed anzi spuntarono fuori nuove problematiche in relazione alla scarsa autonomia: i motori, infatti, ad una certa quota, peraltro piuttosto bassa per un bombardiere, aumentavano sensibilmente il consumo del carburante e nel complesso lavoravano parecchio male.
Scarsamente utile come aereo da bombardamento, pertanto, si decise di impiegare l'aeroplano prevalentemente nel ruolo di silurante, cercando di ricalcare grosso modo la strada operativa dello SM 79.
Anche in questo nuovo ruolo, però, l'SM 84 si rivelò insoddisfacente: poco agile e reattivo, il trimotore non consentiva agli equipaggi di compiere le dovute manovre necessarie ad un corretto sgancio dei siluri e, cosa ancora peggiore, rendeva l'aereo particolarmente esposto alla reazione della contraerea navale nemica, a causa della quale molti e dolorosi furono gli abbattimenti subiti dalle squadre aeree.
Sebbene i risultati poco esaltanti e piuttosto limitati, il presunto successore dello Sparviero venne impiegato intensamente in missioni di intercettazione di convogli e naviglio britannico, in particolare nei pressi di Gibilterra e partendo dalla base di Decimomannu.
Date le basse prestazioni, il velivolo era addirittura più lento dello SM 79, entro il 1942 si inizò a progettare una variante migliorata del mezzo, denominata SM 84bis, la quale presentava una nuova ala, un nuovo disegno delle prese d'aria dei motori ed alcune modifiche più o meno marginali, ma nella sostanza non si riuscì a colmare le pesanti lacune sorte in occasione della prima versione produttiva.
Con la fine del '42, terminò anche la carriera aeronavale del velivolo e le macchine rimaste, peraltro sempre in un numero di esemplari efficienti piuttosto basso, furono passate ai reparti da bombardamento terrestre, ma gli alti consumi ne riducevano eccessivamente l'autonomia.
La carriera del velivolo, pertanto, rimase piuttosto marginale e senza particolari risultati di fatto fino alla fine della guerra: con l'armistizio, infatti, qualche SM 84 rimasto al Sud venne preso in consegna dalla neocostituita Aeronautica Cobelligerante, dove venne impiegato in compiti di collegamento.
Più sfortunata ed assai meno lunsinghiera fu la sorte delle macchine rimaste al Nord ed inglobate nelle forze dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana: privi di qualsiasi utilità e senza alcun interesse da parte della Luftwaffe, che pure ne utilizzò qualcuno, gli apparecchi vennero parcheggiati ai margini degli aeroporti e volutamente lasciati esposti ai mitragliamenti alleati, al fine di attirarne il fuoco.
A quanto riportano le fonti, infine, un unico modello realizzato nel 1944 di SM 84ter, una versione con un'ala maggiorata, una fusoliera allungata e tre motori Piaggio da 1.500 hp, venne trasferito nel dopoguerra a Roma per un piccolo ciclo di collaudo, durante il quale pare che le prestazioni fossero sensibilmente migliorate, ma nell'ottobre 1946 tale apparecchio finì distrutto a seguito di un incendio e non se ne fece più nulla.
Dati TecniciSavoia Marchetti SM 84:
Propulsore:3 Piaggio P.XI C.40.
Potenza:1.000 hp ciascuno.
Tipologia:Radiale.
Velocità Massima:420 km/h.
Tangenza Operativa:7.900 m.
Autonomia:1.830 km.
Armamento:1 mitragliatrice difensiva dorsale da 12,7 mm.
2 mitragliatrici difensive laterali da 12,7 mm.
1 mitragliatrice difensiva ventrale da 12,7 mm.
Carico Utile:1.000 kg.


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