Savoia Marchetti SM 85 - Res Aeronautica

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Savoia Marchetti SM 85

In ossequio alle teorie elaborate dal capitano Mecozzi negli anni Venti, la Regia Aeronautica impostò un progetto per incrementare e potenziare la propria arma aerea nel settore dell'attacco al suolo.
Sotto la spinta di tale interesse, la Savoia Marchetti presentò nel 1936 il progetto dello SM 85, un monoplano monoposto bimotore dall'insolita struttura a sezione rettangolare dalla struttura prevalentemente lignea.
Il velivolo era stato ideato come aereo da bombardamento in picchiata e per tale motivo venne scelta una configurazione alare alta e degli impennaggi di coda ampi ed estesi.
Il progetto adottava, inoltre, alcune soluzioni abbastanza innovative per gli aerei da combattimento del periodo, ovvero il carrello retrattile ed il tettuccio interamente chiuso ampiamente finestrato, che lasciava una buona visibilità al pilota.
Altra dotazione degna di nota era costituita dal sistema dei flaps, che fungevano allo stesso tempo anche da aerofreni, se estratti a certe angolazioni.
Il programma venne accolto e nel dicembre 1936 il primo prototipo svolse gli iniziali test e collaudi: sebbene le prestazioni raggiunte in concreto non fossero esaltanti, specialmente velocità e rateo di salita risultarono particolarmente scadenti, la Regia Aeronautica commissionò ugualmente una prima fornitura di 48 SM 85, ma che rimase poi ferma a quota 34 aerei costruiti.
Il velivolo, però, fu ben presto rivisto ed aggiornato: per aumentare la visibilità del pilota, per esempio, venne ricavata una finestra nella sezione ventrale della fusoliera, all'altezza dell'abitacolo, che agevolava l'individuazione dei possibili bersagli.
Altra modifica fu apportata all'impianto motore, che si confingurava nella versione definitiva con due radiali Piaggio P.VII C.35, i quali spingevano ora due eliche tripala a passo variabile al posto delle precedenti lignee a due pale e perdevano la caratteristica cofanatura a bugnato precedentemente adottata.
Altre migliorie di carattere aerodinamico vennero via via adottate, ma si trattò sempre di aggiornamenti marginali che poco influirono sul concreto superamento dei limiti emersi in fase di collaudo.
Nel 1937 il mezzo fu trasferito al poligono di tiro di Furbara per le prove di armamento ed attacco, per poi essere nuovamente trasferito qualche mese dopo al centro sperimentale di Guidonia.
Nel giro di pochi voli, però, emersero nuovi problemi dal complicato superamento: limiti tecnici e strutturali, infatti, rendevano il velivolo dal difficile pilotaggio e, cosa particolarmente grave, assolutamente insufficente era il comportamento del mezzo durante le picchiate.
In fase di tuffo, infatti, l'aereo esprimeva una così forte tendenza alla vite da risultare quasi ingovernabile e molti incidenti furono causati da tale pericoloso comportamento.
Altro punto a sfavore dell'apparecchio era costituito dalla lentezza con la quale il velivolo usciva dalla picchiata: la velocità di richiamata, infatti, era troppo bassa, ai limiti dello stallo, e costringeva il pilota a rimanere sospeso a mezz'aria per lungo tempo, risultando pertanto un facile ed esposto bersaglio per la contraerea nemica.
Per questi motivi, il Savoia Marchetti SM 85 non conobbe una particolare fama e soprattutto non venne mai apprezzato dai piloti, verso i quali l'aereo sembrava nutrire quasi una forma di ostilità.
In aggiunta, gravi lacune emersero a causa di una grossolana fase di progettazione: per entrare nell'abitacolo, infatti, il pilota doveva salire dalla coda e percorre l'intero dorso della fusoliera, rischiando di scivolare e cadere; mentre ancora più pericoloso era l'abbandono del mezzo in caso di necessità, posto che a causa dei motori molto vicini alla fusoliera, c'era la concreta possibilità che durante l'eiezione il pilota andasse a collidere con le pale delle eliche, site a pochi centimentri le pareti dell'abitacolo.
Nonostante i limiti l'aeroplano venne prodotto in serie, anche se in poche unità, e conobbe una carriera operativa piuttosto blanda e sottotono: costruito in pochi esemplari, l'SM 85 venne assegnato durante la seconda guerra mondiale solamente al 96° gruppo indipendente Tuffatori di stanza a Pantelleria.
In linea teorica questa unità avrebbe dovuto impiegare l'apparecchio in attacchi contro Malta e convogli inglesi, ma nella realtà nulla di questo fu effettivamente svolto: messi presto fuori uso dalle ostili e logoranti condizioni climatiche della zona, molti SM 85 rimasero inutilizzati, mentre pochi apparecchi effettuarono marginali missioni operative senza conseguire alcun risultato.
Delusi dalle prestazioni alquanto scadenti dell'aereo e orientati ormai verso altri apparecchi, gli alti comandi della Regia Aeronautica bloccarono l'ordinativo iniziale di 48 aerei e ne stabilirono l'abbandono: già nel 1940 ogni SM 85 risultava fuori uso e gli esemplari rimasti furono presto domiliti ed abbandonati.
Poco prima dello scoppio delle ostilità venne elaborato anche un possibile successore del mezzo, il Savoia Marchetti SM 86, ma tale programma non superò le fasi di collaudo e verrà trattato in apposito post.
Dati TecniciSavoia Marchetti SM 85:
Propulsore:2 Piaggio P.VII C.35.
Potenza:460 hp ciascuno.
Tipologia:Radiale.
Velocità Massima:368 km/h.
Tangenza Operativa:6.500 m.
Autonomia:870 km.
Armamento:1 mitragliatrice da 12,7 mm.
Carico Utile:500 kg.


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