Schneider Henri-Paul S.3 - Res Aeronautica

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Schneider Henri-Paul S.3

Il progetto del semi-sconosciuto Schneider Henri-Paul S.3 risale alle ultime fasi della prima guerra mondiale, quando, un po' ovunque fra i paesi belligeranti, si fece sempre più strada l'idea di realizzare aeroplani appositamente concepiti per l'assalto e l'appoggio tattico.
Nonostante l'impiego concettualmente semplice, tale ruolo ricevette delle interpretazioni molto differenti sotto il profilo costruttivo ed operativo: se in Germania, ad esempio, la tendenza era quella di realizzare apparecchi piccoli e corazzati, pur fra mille categorie e denominazioni, in Francia si preferì invece adottare la filosofia del “Super-Heavy Attack”, ossia del “grosso e pesante”.
Proprio sulla scorta di questa impostazione dottrinale, infatti, nel 1918 venne emessa la specifica S.3, con la quale si richiedeva la realizzazione di un velivolo di assalto, dotato di un improbabile armamento costituito da 1 cannoncino da 75mm ed altri due pezzi da 37mm.
L'idea di base, almeno secondo le intenzioni, era sostanzialmente quella di creare un aeroplano unico con il quale sostituire l'eterogeneo parco macchine all'epoca in servizio e tendenzialmente ricavato da apparecchi adattati alla meno peggio all'assalto.
La pesantezza delle specifiche tecniche richieste, tuttavia, scoraggiò non poco i costruttori, tanto che al concorso partecipò formalmente la sola Schneider-Creusot, ossia la stessa casa costruttrice che aveva dato i natali alla famiglia di carri armati francesi dello Schneider CA.
Data la pressoché esclusiva del contratto, solo la Voisin aveva avanzato un timido progetto poi abbandonato sul nascere, la firma francese ebbe giocoforza tutte le autorizzazioni e commissioni del caso per la costruzione di un primo prototipo.
Nonostante le migliori intenzioni, però, la gestazione del progetto fu particolarmente lunga, complice anche la scarsa esperienza della Schneider nel settore aeronautico, e soltanto nel 1922 lo Henri-Paul S.3 venne formalmente presentato alle autorità: grosso biplano dalle linee piuttosto squadrate, tuttavia, l'aereo non entusiasmò più di tanto.
Si trattava, infatti, di un velivolo piuttosto obsoleto fin dal suo apparire, il quale, nonostante l'interessante sistemazione dei suoi quattro motori in due coppie in tandem e le eliche in due coppie traente-spingente ciascuna, non presentava alcuna folgorante innovazione.
In aggiunta, a causa di difficoltà tecniche, l'armamento dovette essere ridefinito mediante l'abolizione del grosso pezzo da 75mm, di fatto completamente inutile, mentre le rimanenti bocche da fuoco vennero sistemate in due batterie collocate lungo la fusoliera.
Soluzioni tecniche a parte, comunque, non vi sono particolari informazioni circa gli esiti dei collaudi, verosimilmente non entusiasmanti, ed alla fine fu chiaro che i canoni costruttivi ed operativi stessi dello Schneider Henr-Paul S.3 erano di fatto superati.
Perduto l'interesse ministeriale, la Schneider cercò di recuperare l'apparecchio adattandolo al ruolo di bombardiere notturno, ruolo per il quale fu presentato al grande pubblico in occasione del salone aeronautico di Parigi del 1923, ma sfortunatamente senza successo.
Perduta ogni possibile opportunità operativa e/o commerciale, pertanto, alla fine l'intero programma fu abbandonato definitivamente.
Dati TecniciSchneider Henri-Pauls S.3:
Propulsore:4 Lorraine-Dietrich 12Da.
Potenza:370 hp ciascuno.
Tipologia:In Linea a Tandem.
Velocità Massima:160 km/h.
Tangenza Operativa:5.000 m.
Autonomia:750 km.
Armamento:2 cannoncini da 37 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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