Tupolev ANT-13 / I-8 - Res Aeronautica

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Tupolev ANT-13 / I-8

La storia del Tupolev ANT-13, noto successivamente come I-8, fu sicuramente una fra le più peculiari che siano mai state studiate durante la lunga vita dell'aviazione.
Sviluppato dalle ceneri dello sfortunato ANT-12, progetto di cui sembra non sia rimasto nulla, nemmeno a livello di disegno o di fotografia, il Tupolev ANT-13 fu il frutto di una curiosa combinazione di ricerca scientifica e spirito di iniziativa rimasti quasi unici nel loro genere.
Procedendo con ordine, i primi disegni e sviluppi dello ANT-13 trovano le proprie origini nel 1929, quando l'industria militare sovietica stava vivendo quel forte periodo di espansione produttiva che i piani quinquennali stavano iniziando a mettere in moto e che, di conseguenza, permettevano un ricco fiorire di progetti e prototipi di vario genere.
Sulla base delle nuove potenzialità logistiche e costruttive, pertanto, spesso e volentieri il governo di Mosca organizzò delle vere e proprie “visite turistiche”, si perdoni il termine, per i propri progettisti di maggiore spicco presso le case costruttrici aeronautiche più famose e di maggiore prestigio a livello internazionale.
Senza soffermarci troppo sul dato, durante gli anni Venti il noto progettista A. N. Tupolev ebbe modo di visitare i grandi stabilimenti aeronautici tedeschi, specialmente quelli della Junkers, dai quali riuscì a tornare i patria forte di preziose conoscenze tecniche e soprattutto di carattere costruttivo.
Sembrerebbe, infatti, che fu proprio grazie a tali tour che il famoso progettista capì che il futuro delle costruzioni aeronautiche sovietiche avrebbe dovuto evolversi verso delle realizzazioni fondate su un utilizzo razionale e ponderato di componenti metalliche e leghe leggere.
Quale che sia stata la molla a far partire l'idea, comunque, nel 1929 si pensò di mettere in pratica tali insegnamenti anche nel settore degli apparecchi da caccia, intraprendendo i primi studi di un velivolo biplano e di piccole dimensioni da destinare a quell'indefinito ruolo di “difesa cittadina”, ossia per l'impiego diretto a protezione di centri urbani o industriali di una certa importanza strategica.
Destinato alla categoria nota anche col termine “Jockey” (traducibile come “Fantino”), infatti, il velivolo avrebbe dovuto essenzialmente ricoprire un ruolo da difesa locale; ossia doveva andare ad intercettare le formazioni nemiche ed ingaggiarle direttamente in duello aereo, da cui, in linea di principio, avrebbe dovuto uscire vincitore grazie alla sua alta manovrabilità e stabilità di tiro.
Nonostante le aspettative, però, lo staff tecnico di Tupolev era formalmente impegnato nella realizzazione di altri apparecchi e, almeno sulla carta, non vi erano richieste ufficiali da parte governativa, tali per cui, in linea teorica, non ci sarebbero state risorse e finanziamenti per intraprendere un nuovo progetto.
Per nulla rallentati dalle difficoltà burocratiche, invero, il progetto venne comunque portato avanti autonomamente ed anzi venne addirittura presentato alle autorità come frutto di una iniziativa spontanea da parte degli stessi tecnici ed ingegneri, i quali si presero di fatto l'impegno di dedicarvi gratuitamente una settantina di ore del proprio tempo libero.
Sulla base di tale spirito di iniziativa, pertanto, le autorità autorizzarono il programma con grande enfasi, arrivando perfino a rilasciare delle specifiche tecniche ben precise, fra cui si richiedeva una buona velocità ed un'ottima manovrabilità.
Nel 1930, quindi, dopo una fase progettuale piuttosto breve e veloce vide la luce il primo prototipo dello ANT-13, che nell'occasione ricevette anche la denominazione operativa ufficiale di I-8: si trattava, come detto in premessa, di un piccolo biplano dalla struttura metallica rivestita in tela e spinto da un propulsore Curtiss V-1570 “Conqueror” da 625 hp di potenza ed importato dall'estero.
Così configurato, pertanto, il caccia venne portato in volo per la prima volta e con ottimi risultati nel dicembre del 1930: dotato di una buona manovrabilità e stabilità, infatti, il velivolo sorprese soprattutto per la sua velocità massima, la quale, attestandosi sui 310 km/h, si poneva come la più alta mai toccata fino a quel momento da un velivolo di costruzione interamente nazionale (lo I-8 fu difatti il primo aero sovietico a superare il “muro” dei 300 km/h).
Nonostante i buoni risultati, incoraggiati anche dalle discrete potenzialità evolutive del mezzo, gli alti comandi sovietici non ritennero conveniente acquistare una licenza produttiva del propulsore, sia sotto il profilo economico quanto soprattutto sotto quello politico, e di conseguenza preferirono dare spazio alla costruzione del Polikarpov I-5, già accettato come aereo da caccia di prima linea per la V.V.S. e decretando così la fine dell'intero programma dell'ANT-13.
Rimasto pertanto privo del suo propulsore, di cui non era nemmeno disponibile un analogo o similare di produzione nazionale, il caccia rimase allo stadio di prototipo, sul cui destino non vi sono dai certi: probabilmente collaudato ancora per fini prettamente sperimentali o di raccolta dati, l'apparecchio finì verosimilmente con l'essere demolito senza grandi cerimonie.
Dati TecniciTupolev ANT-13 / I-8:
Propulsore:1 Curtiss Conqueror V-1570.
Potenza:600 hp.
Tipologia:In Linea.
Velocità Massima:310 km/h.
Tangenza Operativa:8.500 m.
Autonomia:440 km/h.
Armamento:2 mirtagliatrici da 7,62 mm.
Carico Utile:N/A kg.


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