Tupolev ANT-40 / SB - Res Aeronautica

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Tupolev ANT-40 / SB

La storia del Tupolev ANT-40, meglio noto come Tupolev SB, risale al 1933, quando il ministero per l'aviazione sovietica incaricò lo staff tecnico di Tupolev di realizzare un bombardiere veloce che rispondesse a canoni di rapidità e velocità d'azione.
Si trattava, in sostanza, della risposta russa all'idea, all'epoca dominante in gran parte d'Europa, secondo la quale gli apparecchi da bombardamento dovevano essere dotati di prestazioni superiori alla media, in modo tale che la loro velocità ne costituisse la principale difesa dalla caccia nemica.
A tal fine, pertanto, il bureau di Tupolev, coadiuvato da altri uffici tecnici, stese i disegni di un bimotore dalle linee estremamente rifinite, per il quale furono inizialmente configurate due distinte motorizzazioni: una con due radiali Wright Cyclone costruiti su licenza, ed una con due propulsori in linea Hispano-Suiza 12Ybrs; prodotti anch'essi su licenza dalla Klimov con il nome M-100.
Forte dell'esperienza acquisita con alcuni progetti rimasti allo stadio di prototipo, soprattutto lo ANT-29, Tupolev riuscì a realizzare in breve tempo un apparecchio estremamente evoluto: oltre all'aerodinamica molto curata sopra accennata, infatti, il velivolo presentava una struttura interamente metallica, sebbene sprovvista di corazzature per l'equipaggio ed agli organi vitali (serbatoi di carburante in particolar modo), un carrello retrattile, un tettuccio chiuso e delle soluzioni tecnico-costruttive d'avanguardia.
Passate le valutazioni preliminari del caso e di rito, il governo autorizzò quindi la costruzione di due prototipi, il primo dei quali, ultimato secondo la configurazione a propulsori radiali “Wright”, venne portato in volo il 7 ottobre 1934, raggiungendo nell'occasione risultati straordinari: a fronte di una velocità massima richiesta di almeno 330 km/h, infatti, il bimotore raggiunse i 430 km/h, mostrando ottime doti e delle caratteristiche di volo migliori a praticamente tutti i caccia in servizio.
Grazie a tali caratteristiche, pertanto, l'aereo venne rapidamente messo in produzione su larga scala, anche se alla fine venne preferita la variante motorizzata con 2 Klimov M-100, caratterizzati per l'adozione di radiatori anulari frontali, e con la designazione ufficiale SB “Skorostnoj bombardirovščik” (Bombardiere Veloce).
Sotto il profilo evolutivo, il Tupolev SB (talora erroneamente indicato come SB-2M, ma il suffisso numerico stava unicamente ad indicare il numero ed il tipo di motori installato) fu al centro di un costante percorso di sviluppo, il quale conobbe un incremento delle difese di bordo, migliori rifiniture aerodinamiche e soprattutto l'adozione di propulsori a potenza crescente, che richiesero anche un diverso disegno di cofano mediante l'abbandono dei radiatori anulari in favore di soluzioni più tradizionali.
Nonostante il continuo aggiornamento, tuttavia, ben presto emersero gravi limiti concettuali in capo al velivolo: dalle mitragliatrici difensive anteriori che potevano muoversi solamente in senso verticale, vanificandone di fatto ogni utilità, alla carenza di protezioni per l'equipaggio ed i serbatoi di carburante, nonché a causa di un limitato carico utile, infatti, il Tupolev SB si rivelò all'atto pratico poco incisivo, anche se, costruito in oltre 6.800 esemplari, venne comunque impiegato in ogni teatro operativo riguardante l'Unione Sovietica.
Prima esperienza bellica fu determinata dall'appoggio russo alle forze repubblicane durante la sanguinosa Guerra Civile Spagnola, la quale, combattuta tra il 1936 ed il 1939, rappresentò un vero e proprio banco di prova per una più che nutrita serie di velivoli.
Soprannominato “Katiuska” dagli equipaggi repubblicani, il Tupolev SB fu una delle colonne portanti delle forze aeree governative, le quali ne fecero largo impiego per tutto l'arco delle ostilità, anche se con risultati via via più marginali.
Dopo un momento di iniziale superiorità assoluta, raggiunta grazie alle velocità elevate che impedivano ai biplani franchisti ogni forma di intercettazione, l'apparecchio conobbe un rapido declino qualitativo, posto che lo stesso non riuscì a confrontarsi con i velivoli più moderni che man mano comparivano in Spagna (ad esempio il Messerschmitt Bf 109) e soprattutto per via di un impiego operativo di fatto erroneo.
Nonostante il palese vantaggio che il Tupolev SB aveva nei confronti della caccia nemica, infatti, i comandi militari decisero ingenuamente di utilizzare il bombardiere in missioni di assalto ed attacco al suolo, giustificando tale operazione per via del limitato carico utile del mezzo, ma condannandolo di fatto a subire tutto il fuoco della contraerea avversaria.
L'inadeguatezza dell'aereo per tale impiego fu presto chiara: privo di protezioni e corazzature strutturali, il Tupolev SB fu spesso vittima delle armi antiaeree a fuoco rapido, che sovente ne cagionavano letali incendi a causa della facilità con cui potevano essere colpiti gli indifesi serbatoi di carburante.
Si può pertanto intuire come il rateo di perdite abbia conosciuto una proiezione in costante crescendo: utilizzato per compiti non consoni alle proprie qualità e contrastato sempre meglio dalla caccia avversaria, infatti, il bimotore venne falcidiato a ritmi vertiginosi, tanto che l'ultima fornitura, partita dall'Unione Sovietica sul finire delle ostilità, venne fatta rientrare in patria prima ancora di raggiungere il confine spagnolo.
Particolarmente negativo, inoltre, fu il computo delle vittime fra gli equipaggi, posto che, per come era stato strutturato l'abitacolo, era pressoché impossibile, per gli operatori radio ed i mitraglieri di bordo, abbandonare in volo l'aeroplano, con tutti i risultati che si possono immaginare in caso di abbattimento.
Col cessare delle operazioni belliche il numero di Tupolev SB ancora operativi si era ridotto ad una ventina di esemplari, sui 93 complessivamente consegnati, i quali vennero inquadrati nelle forze aeree del nuovo regime franchista fino alla loro radiazione del 1946.
A titolo di cronaca, si rileva che per lungo tempo la presenza del bimotore sovietico in suolo iberico venne fraintesa dalla stampa e dalla propaganda, la quale aveva inizialmente scambiato l'apparecchio per il Martin B-10, di cui il governo madrileno stava ultimando l'acquisto della produzione su licenza tramite la CASA, arrivando tuttavia ad un nulla di fatto a causa dello scoppio del conflitto.  
Nel mentre della guerra in Spagna, inoltre, il bimotore venne impiegato anche nel lontano Secondo Conflitto Sino-Giapponese, in occasione del quale il bombardiere fu utilizzato contro le forze giapponesi tanto da volontari russi, quanto da equipaggi cinesi.
Anche in questo caso, tuttavia, le perdite furono elevate, e ben presto l'apparecchio fu sostituito da materiale più moderno e soprattutto più adatto al combattimento.
Va poi ricordato che nel 1937/1938 la Cecoslovacchia riuscì ad ottenere la licenza di produzione del velivolo, sotto la denominazione di Avia B-71, ma che tale contratto rimase lettera morta: con l'annessione tedesca della regione, infatti, la produzione del mezzo venne arrestata sul nascere ed i pochi esemplari consegnati dall'Unione Sovietica vennero direttamente confiscati dalla Luftwaffe.
Se i risultati ottenuti durante le guerre precedenti al secondo conflitto mondiale avevano dato l'idea dell'inadeguatezza bellica del velivolo, lo scoppio della Guerra d'Inverno e l'operazione Barbarossa  ne palesarono impietosamente i gravi limiti e le lacune concettuali.
Anche in questo caso, infatti, l'assenza di protezioni, il limitato carico utile e le modeste difese attive cagionarono un numero sempre crescente di perdite tra le fila dellaV.V.S., tanto che già nel corso del 1941 l'aereo venne progressivamente ritirato dalla prima linea e relegato prevalentemente a compiti di addestramento.
Nel tentativo di dare nuova linfa al progetto, infine, nel 1940 fece la sua comparsa lo Arkhangelsky Ar-2, ossia un'evoluzione del bimotore portata avanti autonomamente dal progettista Alexander Arkhangelsky (divenuto capo dello staff tecnico di Tupolev a seguito del suo arresto del 1937 per infondate ragioni di “sabotaggio, spionaggio ed attività controrivoluzionaria”), e che a suo tempo aveva direttamente lavorato al progetto dello SB.
Nonostante una serie di miglioramenti di base, tuttavia, lo Ar-2, cui si rimanda ad apposita scheda, venne prodotto in piccole quantità e fu presto messo in ombra dal più performante Petlyakov Pe-2.
Dati TecniciTupolev SB-2M-103:
Propulsore:2 Klimov M-103.
Potenza:960 hp ciascuno.
Tipologia:In Linea.
Velocità Massima:450 km/h.
Tangenza Operativa:9.300 m.
Autonomia:2.300 km.
Armamento:
2 mitragliatrici difensive anteriori da 7,62 mm.
1 mitragliatrice difensiva dorsale da 7,62 mm.
1 mitragliatrice difensiva ventrale da 7,62 mm.
Carico Utile:600 kg.


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