Vickers Virginia - Res Aeronautica

Vai ai contenuti

Vickers Virginia

Uno dei più interessanti ed imponenti progetti portati avanti in Europa subito dopo la Grande Guerra fu sena subbio il celebre Vickers Virginia, nato nel 1920 e che sarà destinato a rimanere in servizio addirittura fino alle soglie della seconda guerra mondiale.
Concepito come sostituto del fortunato Vickers Vimy, il velivolo fu il frutto di un progetto molto ambizioso che mirava alla creazione di un velivolo dalle grandi dimensioni e che fosse capace di coprire il ruolo di bombardiere strategico vero e proprio.
Pur non essendo un momento storico particolarmente favorevole ad impegni di questo tipo, soprattutto a causa della generale e trasversale austerity finanziaria dell'epoca, il progetto del Virginia, noto inizialmente come Type 57, si rivelò essere tutto sommato abbastanza rapido, in quanto già nel 1922 i primi due prototipi venivano portati alla luce e collaudati in volo per le iniziali valutazioni.
Ma procediamo con ordine. Il progetto del Virginia nacque ufficialmente nel lontano 1920, quando il ministero britannico decise che era giunto il momento di iniziare a sostituire il validissimo, ma ormai obsoleto, Vickers Vimy.
Anima del progetto era la necessità di dare vita ad un bombardiere pesante potenzialmente capace di attaccare bersagli a notevoli distanze e che fosse caratterizzato per delle buone prestazioni generali, sia in termini di agilità che di velocità.
Sulla base della richiesta, pertanto, i tecnici della Vickers, che sembrerebbe essere stata l'unica casa costruttrice invitata al concorso, tracciarono le linee di un grosso bombardiere bimotore dalla tradizionale configurazione biplana che molto riprendeva dalle costruzioni aeronautiche della prima guerra mondiale.
Denominato inizialmente come “Vulcan”, ma tale denominazione non venne mai applicata in quanto si preferì mantenere l'uso britannico di chiamare i grandi aeroplani con dei nomi di luoghi geografici (in questo caso non la Virginia statunitense, ma la provincia inglese “Virginia”, dove pare che vivessero numerosi lavoratori della stessa Vickers), il velivolo fu portato in volo nel 1922, quando vennero costruiti i primi due prototipi, designati, in maniera non poco anomala, come Mk.I ed Mk.II. (come noto, infatti, la sigla “Mk” generalmente indicava delle differenti versioni ed evoluzioni di uno stesso apparecchio, mentre, almeno in questo caso, venne impiegata per denominare due aeroplani identici).
Ad ogni modo, nel tardo 1922 iniziarono i primi test del Virginia Mk.I, con ciò indicando, si ricordi, solamente il primo prototipo, che tuttavia non ebbero risultati particolarmente felici.
Portato in volo solamente per una ventina di minuti, il bombardiere mise in mostra delle caratteristiche di volo tutt'altro che soddisfacenti, caratterizzate in particolar modo da una grave instabilità longitudinale e fortemente limitate dalle sensibili vibrazioni dovute ai due propulsori adottati, una coppia di Napier Lion da 450 hp appoggiati direttamente sulle semiali inferiori e dotati di un discutibile radiatore a forma rettangolare preso in prestito dalle produzioni automobilistiche.
Altro grave problema, inoltre, era dovuto dalla difficoltà intrinseca di pilotaggio, in quanto fin da subito era emerso che il timone di coda, anch'esso biplano, risultava essere particolarmente pesante nei comandi, costringendo il pilota ad un notevole quanto prolungato sforzo fisico (dato piuttosto allarmante dato che la natura del velivolo doveva essere quella di bombardiere a lungo raggio).
Preso atto di tali lacune, il Virginia Mk.I, al quale si aggiunse nel giro di breve tempo anche il secondo prototipo Mk.II, venne riportato in fabbrica per ulteriori sviluppi ed aggiornamenti, i quali diedero il via ad un lungo ed intenso percorso evolutivo che continuò praticamente fino agli anni Trenta inoltrati e che vide il susseguirsi di una decina di varianti, questa volta denominate correttamente, l'ultima delle quali, la Mk.X, rimase in servizio di prima linea addirittura fino al 1937.
Procedendo con ordine, comunque, il progetto del Virginia venne pertanto ripreso sotto più versanti per poi essere sensibilmente ritoccato nel suo complesso.
In primo luogo, viste le allarmanti vibrazioni registrate, si decise di provare ad innalzare i motori rispetto alla superficie alare e di dotarli di radiatori più adeguati all'uso aeronautico, nello specifico si trattò di radiatori semicircolari alloggiati fra le gambe del carrello anteriore, configurato con elementi anteriori sdoppiati in due ruote principali ciascuno.
Sul versante della stabilità si modificò il disegno di base dei piani di coda, tanto quelli verticali quanto quelli orizzontali, che assunsero una forma più compatta e regolare. Nel tentativo di migliorare la visibilità anteriore, infine, si decise di accorciare leggermente la fusoliera pur senza andare a modificarne troppo l'impostazione di base.
Così configurato, il Virginia venne riportato in volo nel dicembre del '22 con risultati decisamente migliori rispetto a quelli iniziali: la stabilità del mezzo era aumentata sensibilmente, anche se i comandi continuavano a rimanere piuttosto pesanti e le vibrazioni dei motori rimanevano ancora un serio problema.
Ad ogni modo, gli esiti dei nuovi collaudi furono ritenuti soddisfacenti, soprattutto per quanto riguarda i parametri di carico massimo, anche se, a questo punto, il Ministero si rese conto di un problema di fondo: la difesa aerea.
Progettato senza troppa attenzione al versante dell'autodifesa, infatti, il Virginia sembrava essere un gigante scoperto, in quanto erano state previste solamente due mitragliatrici difensive, ossia una nella sezione anteriore ed una lungo il dorso.
Nonostante nessuno si fosse realmente posto il problema, anche perché i bombardieri della prima guerra mondiale, da cui il Virginia derivava, non erano dotati di grandi armamenti difensivi, il Ministero britannico decise che anche in questo settore si sarebbe reso necessario ragionare in termini diversi e richiese alla Vickers di studiare un peculiare sistema difensivo; costituito cioè da due gondole agganciate alla superficie inferiore dell'ala superiore dove dovevano trovare alloggio quattro armieri con le rispettive mitragliatrici brandeggiabili.
L'impianto, in realtà piuttosto discutibile, venne sperimentato direttamente sul Virginia Mk.I, anche se i risultati non furono particolarmente felici: con un drastico aumento del peso, infatti, le prestazioni generali dell'apparecchio, già non particolarmente brillanti in termini di velocità, subirono forti ripercussioni negative e gli stessi equipaggi lamentarono una posizione inaccettabilmente precaria, dato che gli armieri dovevano rimanere in piedi in una sorta di piccolo loculo senza il minimo riparo dal vento, completamente isolati dal resto del gruppo ed impossibilitati a qualsiasi movimento.
Il progetto, pertanto, venne inizialmente accantonato, anche perché tali gondole avevano finito con l'alterare l'intero centraggio del mezzo, per essere successivamente ripescato in alcune delle successive versioni del bombardiere, per l'esattezza la MkVIII, quando tornò a farsi vedere in una configurazione più snella e limitata a due sole mitragliatrici.
Tornando al velivolo, comunque, il suo percorso evolutivo continuò con grande intensità, in quanto nel corso del tempo vennero provate numerose varianti e modifiche, che andavano dalla sostituzione dei motori, con altrettante unità di vario tipo, a nuove configurazioni strutturali, come ad esempio una costruzione interamente metallica o l'introduzione di una ulteriore postazione difensiva situata immediatamente dopo il timone di coda all'estremità posteriore della fusoliera.
Senza voler elencare tutte le varianti che furono realizzate negli anni, basti qui pensare che formalmente si arrivò alla Mk.X, merita quantomeno fare un accenno agli intensi sforzi che furono portati avanti nel tentativo di migliorare la stabilità ed il pilotaggio dell'apparecchio.
Come accennato, infatti, fin dai primi collaudi emersero non poche lacune in merito alla stabilità complessiva ed alla difficoltà di pilotaggio dell'aeroplano, il quale non smise mai di soffrire le vibrazioni dei propulsori.
Nel tentativo di ovviare a tali inconvenienti, invero mai del tutto risolti, i tecnici della Vickers cercarono e sperimentarono più soluzioni, da diverse sistemazioni dei motori, i quali furono tendenzialmente spostati sempre più in alto ed in avanti, alla configurazione con doppi comandi.
Nonostante gli intenti, però, tali modifiche non risultarono essere decisive, in quanto di solito finivano col diminuire i problemi senza mai superarli del tutto: unica sistemazione che ebbe ottimi risultati, però, fu l'introduzione nel timone di una terza pinna verticale, la quale, inserita a partire dalla serie Mk.V, risolse quasi definitivamente i problemi di pilotaggio, rendendo il velivolo molto più stabile e dal volo decisamente più agevole.
Come in precedenza anticipato, l'ultima versione evolutiva del Virginia fu la Mk.X, la quale segnò anche il declino definitivo del bombardiere biplano presso la R.A.F., anche se, è bene ricordarlo, non mancarono anacronistici esperimenti e realizzazioni ancora legate a tale tradizionale metodologia costruttiva.
Portata alla luce agli inizi degli anni Trenta, la Mk.X rappresentò l'apice evolutivo del mezzo, dal cui prototipo era talmente diversa da sembrare quasi irriconoscibile, tanto per il disegno generale, quanto per i dettagli tecnici, come la carenatura dei propulsori e la loro stessa posizione.
Caratterizzata per una struttura interamente metallica ed un differente disegno dei piani di coda, i quali, nonostante gli utilissimi passi avanti nello sviluppo, erano rimasti un po' il tallone d'Achille del gigante, la Mk.X risultò essere anche la più longeva fra tutte le versioni prodotte e rimase in servizio attivo di prima linea fino al 1937, anche se le fonti parlano di una carriera effettiva prolungatasi in compiti di seconda linea e di non meglio specificato “servizio interno” fino al 1941.
Da un punto di vista operativo, infine, il Vickers Virginia ebbe una vita longeva e relativamente tranquilla, in quanto, al pari di molti coetanei e pariclasse degli anni Venti, il velivolo non conobbe un impiego bellico di rilievo.
Costruito in poco più di un centinaio di esemplari, infatti, il Virginia prestò servizio attivo fino alle soglie della seconda guerra mondiale senza mai combattere realmente e dedicandosi, grazie ad una costante e continua opera di riciclaggio, a numerosi esperimenti e collaudi, come ad esempio il lancio di paracadutisti oppure l'addestramento e l'impiego tattico nei voli notturni.
Oggettivamente, nel mondo aeronautico degli anni Trenta, il Virginia era palesemente superato, tanto in termini di paragone con altri bombardieri, tanto come velivolo militare preso a se stante, ma comunque rappresentò uno scalino fondamentale nell'evoluzione della R.A.F., la quale, tanto per ricordare, dai suoi insegnamenti riuscì a trovare le giuste strade per giungere alla realizzazione degli eccellenti Lancaster, Stirling ed Halifax.
Dati TecniciVickers Virginia Mk.X:
Propulsore:2 Napier Lion VB.
Potenza:580 hp ciascuno.
Tipologia:In Linea.
Velocità Massima:173 km/h.
Tangenza Operativa:4.210 m.
Autonomia:1.585 km.
Armemento:3 mitragliatrici difensive da 7,7 mm.
Carico Utile:1.360 kg.


Nessun commento
Torna ai contenuti | Torna al menu