Yokosuka MXY-7 Ohka - Res Aeronautica

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Yokosuka MXY-7 Ohka

Ideato nel 1944, l'MXY-7 Ohka rappresenta, forse meglio di qualunque altro apprecchio, la disperata situazione in cui versava il Giappone verso la fine della guerra.
L'Ohka, traducibile come "Fiore di Ciliegio", venne progettato espressamente come velivolo suicida: si trattava di un semplice aeroplano dalla costruzione mista, che poteva adottare un vario numero di apparati propulsivi, generalmente impianti a razzo o un motore a reazione.
Il velivolo era armato con una grossa bomba, di norma da 1.200 kg, situata davanti al pilota nella sezione anteriore della fusoliera.
Nonostante l'aspetto gradevole, le linee sebbene caratterizzate da grande semplicità risultavano comunque molto pulite e curate, l'aeroplano era una sinistra macchina potenzialmente in grado di provocare un alto numero di danni al proprio bersaglio: il potente carico esplosivo sarebbe stato, secondo le intenzioni, capace di affondare anche le navi americane più possenti.
Da notare che l'Ohka venne progettato e costruito in previsione della difesa nazionale, ma in realtà fu impiegato prevalentemente come arma offensiva: scagliato contro la flotta avversaria, l'MXY-7 comparve per la prima volta nella campagna di Okinawa, ottenendo, peraltro, risultati più sul fattore psicologico che tattico, dato che le perdite americane dovute all'impiego dell'apparecchio kamikaze furono lievi.
Se da un punto di vista concettuale l'Ohka si presentava come una macchina valida ed adatta al tipo di missione richista, problemi logistici e pratici, al contrario, ne limitarono enormemente le capacità belliche.
Si deve a questo punto ricordare che il mezzo era stato progettato per la difesa nazionale; poca importanza venne pertanto attribuita all'autonomia di volo, troppo limitata per consentire all'aero di volare abbastanza a lungo da poter individuare i bersagli, soprattutto in un teatro operativo vasto come l'Oceano Pacifico.
Per rimediare a tale ingombrante limite, le autorità giapponesi trovarono l'espediente dell'aereo madre: l'Ohka veniva portato in volo agganciato al ventre di un bombardiere, generalmente un Mitsubishi G4M2 "Betty", e veniva sganciato per il suo viaggio senza ritorno solamente in prossimità dell'obiettivo.
Tale sistema operativo, però, aveva come effetto collaterale che il Betty, con a bordo la bomba volante Yokosuka, risultava facilmente intercettabile dalla caccia statunitense: una volta attaccato, il bombardiere doveva per forza anticipare il momento del lancio, dato che non poteva atterrare con l'aereo parassita ancora agganciato alla fusoliera, rendendo vana l'intera operazione.
Nonostante gli esiti non proprio esaltanti, l'Ohka venne prodotto in circa 850 esemplari e fu utilizzato fino alla fine delle ostilità: se ad un certo punto gli aerei iniziarono a mancare, gli equipaggi volontari suicidi non mancarono mai, anzi aumentarono col passare del tempo.
Dati TecniciYokosuka MXY-7 Ohka 11:
Propulsore:3 razzi a propellente solido Tipo 4-1.
Potenza:800 kg/s complessivi.
Tipologia:Razzo a propellente solido.
Velocità Massima:Orizzontale 650 km/h.
Verticale 930 km/h.
Tangenza Operativa:N/A m.
Autonomia:37 km.
Armamento:N/A.
Carico Utile:1.200 kg.


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